marzo 17, 2012

Lettere prima di morire

Domenico Cane, 30 anni 

Artigiano decoratore – nato a Torino l’11 dicembre 1913  – Dall’ottobre del 1943 partigiano nelle formazioni « Matteotti » * e gappista a Torino dove partecipa ad azioni di prelievo di armi e alla raccolta di materiale destinato alle formazioni di montagna _ Catturato il 14 marzo 1944 a Torino, a opera di elementi dell’U.P.I.**,  mentre con altri gappisti tenta un colpo di mano per il prelievo di un autocarro
Fucilato il 2 aprile 1944 in via Morghen a Torino, per rappresaglia all’uccisione del giornalista Ather Capelli, con altri quattro patrioti.
 


Carissima Mamma adorata, e carissimi Fede, papà, Alberto, Stefano, zia e zio, Maria e tutti i miei cari, , fra un’ora non sarò piú in questo mondo. Mamma mia sii forte come lo sono io. Pensa mamma che tutta la forza viene da te che sei una «Santa », tutta la tua vita di dolore e di abnegazione ne è la testimonianza, mamma è il tuo bambino che ti supplica ma che ti dà un comando di moribondo, devi avere tanta, tanta forza, perdi il tuo bambino ma fra non molto te ne verrà restituito un altro, il mio caro fratello Stefano per lui devi vivere, a lui devi dare tutte le premure e le attenzioni che avresti date a me — è dunque un dovere quello che ti chiede il tuo Domenico nella certezza di questa missione che ti resta da compiere che io mi sento forte. E’ da mezzanotte che io prevengo la mia fine, ora sono le quattro e mezza e me ne viene data notizia, mamma affidati a Fede essa saprà come darti tanta forza. Fede cara ti chiedo perdono fa di esaudire tutti i miei desideri affido a te la mamma. Da quattro ore, cara mamma non ho fatto che rievocare tutta la mia vita da quando ero bambino ed ora recrimino una cosa sola, tutto il tempo che  non ti sono stato vicino, perdonami mamma: di a papà che non beva più  e ti sia più vicino, chiedo perdono anche a lui —mamma non ho una tua  fotografia ma la tua visione non mi abbandona un attimo — l’ultimo mio anelito sarà per te, nel tuo nome di mamma vi è tutta la mia vita – se non  ho saputo vivere, mamma, so morire, sono sereno perché innocente del  motivo che muoio, vai a testa alta e di pure che il tuo bambino non ha tremato. È quasi ora, perdono a tutti anche agli zii che ti assistano. Ciao mamma, ciao ciao Fede, papà, Stefano, Alberto, ciao a tutti. Addio mamma tutto il mio bene a te e a tutti cari baci. TUTTO È PRONTO.
Mamma, mamma
Domenico



Giovanni Mecca Ferroglio, 18 anni
Nato il 12 marzo 1926 a Mathi (Torino) ed ivi residente. Di professione elettricista. Nel gennaio del 1944 si collega coi partigiani dell’80ª Brigata Garibaldi, inquadrata nella 4ª Divisione. Arrestato il 12 agosto 1944 dalle Brigate Nere, attende in carcere per quasi due mesi prima di essere processato. Il 7 ottobre 1944 il Tribunale speciale per la difesa dello Stato di Torino lo riconosce colpevole di appartenenza a banda armata e lo condanna a morte. Il giorno dopo è fucilato al poligono del Martinetto assieme a Luigi Comelli, Mario Giardini e Claudio Zucca, ad opera di un plotone d’esecuzione composto da militi della Guardia nazionale repubblicana (G.N.R.).

Dal Carcere, Torino 7.10.1944

Caro amico,
spero ti ricorderai quando eravamo a scuola insieme e
quando eravamo in montagna. Ora ci siamo rivisti in infer-
meria, prigionieri tutt’e due. Quando ho saputo del tuo cam-
bio sono rimasto molto contento: così almeno tu sei salvo
e potrai vendicarmi. Il mio destino è stato questo:
mi hanno denunciato al Tribunale più schifoso che esista:
ti narro un po’ il processo. Mi portarono via dalle carceri
legato come un delinquente, sbattendomi sul banco degli ac-
cusati. I giudici sono tutti assassini e delinquenti: non
mi hanno nemmeno fatto parlare. Chiesero la mia condanna a
morte col sorriso sulle labbra, ed hanno pronunciato la mia
condanna ridendo sguaiatamente come se avessero assistito
ad una rappresentazione comica.-
Spero che noi saremo le ultime vittime di questi assassi-
ni: ma voi che restate dovete vendicarci duramente. Muoio
contento di aver servito la mia causa fino all’ultimo. Vuol
dire che quello che non faccio più io, lo faranno gli altri.
Ti ho scritto queste parole 10 ore prima di essere fu-
cilato. Io sono tranquillo e contento come quando eravamo
insieme nei partigiani.
Addio !








Cara mamma,
Ti scrivo queste mie ultime righe, alle ore 5 di mattina.
Fatti molto coraggio, mamma che ci rivedremo in Paradiso. Io di
lassù pregherò tanto per te che presto verrai a raggiungermi e al=
lora resteremo sempre insieme. Quelli che mi hanno condannato li
perdono perché non sanno quel che si fanno.
Ho combattuto per la mia Idea, e credo che il mio sacrificio
non sia vano, altri uomini mi vendicheranno, per loro penserà cer=
tamente la giustizia di Dio.
Mamma ti ho sempre amata anche se qualche volta ti ho fatta ar=
rabbiare.
Mamma ti chiedo perdono di tutto, non maledire il destino che
mi ha travolto improvvisamente, ma è il destino che Dio dà agli uo=
mini.
Comprendo il tuo dolore e ti chiedo perdono d’avertelo dato.
Non m’importa di morire perché la vita terrena è solo una bol=
gia infernale. Mamma ti dò il mio ultimo addio.
Ci rivedremo in Paradiso.
Addio,
Giovanni



Achille Barilatti (Gilberto della Valle), 22 anni
Studente in scienze economiche e commerciali - nato a Macerata il 16 settembre 1921 -. Tenente di complemento di Artiglieria, dopo l'8 settembre 1943 raggiunge Vestignano sulle alture maceratesi, dove nei successivi mesi si vanno organizzando formazioni partigiane - dal Gruppo " Patrioti Nicolò " è designato comandante del distaccamento di Montalto -. Catturato all'alba del 22 marzo 1944, nel corso di un rastrellamento effettuato da tedeschi e fascisti nella zona di Montalto - mentre 26 dei suoi sono fucilati immediatamente sul posto e 5 vengono salvati grazie al suo intervento, egli viene trasportato a Muccia (Macerata) ed interrogato da un ufficiale tedesco ed uno fascista -. Fucilato senza processo alle ore 18,25 del 23 marzo I944, contro la cinta del cimitero di Muccía Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Mamma adorata,
quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio, ma sii fiera di lui. Non piangere Mamma, il mio sangue non si verserà invano e l'Italia sarà di nuovo grande. Da Dita Marasli di Atene potrai avere i particolari sui miei ultimi giorni.                                                               
Addio Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei cari; muoio per l'Italia. Ricordatevi della donna di cui sopra che tanto ho amata. Ci rivedremo nella gloria celeste.
Viva l'Italia libera!
Achille


Albino Abico, 24 anni
Operaio fonditore – nato a Milano il 24 novembre 1919 -. Prima dell’8 settembre 1943 svolge propaganda e diffonde stampa antifascista – dopo tale data è uno degli organizzatori del GAP, 113a Brigata Garibaldi, di Baggio (Milano), del quale diventa comandante -. Arrestato il 28 agosto 1944 da militi della "Muti", nella casa di un compagno, in seguito a delazione di un collaborazionista infiltratosi nel gruppo partigiano – tradotto nella sede della "Muti" in Via Rovello a Milano – torturato – sommariamente processato -. Fucilato lo stesso 28 agosto 1944, contro il muro di Via Tibaldi 26 a Milano, con Giovanni Aliffi, Bruno Clapiz e Maurizio Del Sale.
Carissimi, mamma, papà, fratello sorella e compagni tutti,
mi trovo senz’altro a breve distanza dall’esecuzione. Mi sento però calmo e muoio sereno e con l’animo tranquillo. Contento di morire per la nostra causa: il comunismo e per la nostra cara e bella Italia.                                 
Il sole risplenderà su noi "domani" perché TUTTI riconosceranno che nulla di male abbiamo fatto noi.                                                                          
Voi siate forti come lo sono io e non disperate.                                        
Voglio che voi siate fieri ed orgogliosi del vostro Albuni che sempre vi ha voluto bene.



Luigi Pierobon (Dante), 22 anni
Laureando alla facoltà di belle lettere di Padova - nato a Cittadella (Padova) il 12 aprile 1922 -. Tra i primi partigiani sui monti di Recoaro terme (Vicenza), alla costituzione della I^ Brigata Garibaldi è designato comandante del I° Battaglione "Stella" operante nel Vicentino - nel marzo e aprile 1944 guida numerosi colpi di mano contro reparti e automezzi fascisti e tedeschi - su di una strada nei pressi di Recoaro, ove all'inizio del 1944 si è insediato il Quartier Generale tedesco in Italia, con quattro dei suoi libera sette compagni che su di un autocarro tedesco vengono condotti alla morte - a Montecchio Maggiore con quaranta dei suoi assale la sede del Ministero della Marina della Repubblica Sociale Italiana, disarma il presidio e fa bottino di armi, munizioni e materiali - è designato comandante della Brigata -. Catturato il 15 agosto 1944, a Padova, in seguito a delazione - tradotto nella Casa di Pena di Padova -. Fucilato il 17 agosto 1944 a Padova, per rappresaglia alla uccisione del colonnello Fronteddu, con Primo Barbiero, Saturno Baudin, Antonio Franzolin, Pasquale Muolo, Cataldo Presicci, Ferruccio Spigolon . mentre contemporaneamente vengono impiccati Flavio Busonera, Ettore Calderoni e Clemente Lampioni -. Medaglia d'Oro al Valor Militare.


A mamma e papà,
Nell'ultimo momento un bacio caro, tanto caro. Ho appena fatto la SS. Comunione. Muoio tranquillo. Il Signore mi accolga fra i suoi in cielo. E' l'unico augurio e più bello che mi faccio. Pregate per me.                    
Saluto tutti i fratelli, Paolo, Giorgio, Fernanda, Giovanni, Alberto, Giuliana, Sandro, lo zio Giovanni, tutti gli zii e le zie. Un bacio a tutti.
Il Padre qui presente, che mi assiste, vi dirà i miei ultimi desideri.
Un bacio caro.
Luigi Pierobon


Andrea Caslini (Rocco), 23 anni
Falegname - nato a Gorle il 21 Settembre 1921. Nel Giugno 1944 entra a far parte della 53a Brigata Garibaldi operante nel Bergamasco. Catturato il 17 Novembre 1944 alla Malga Lunga sul Monte di Sovere. Processato il 19 Novembre a Lovere e fucilato il 21 Novembre al cimitero di Costa Volpino.
Costa Volpino, 21 Novembre 1944

Caro padre, sorella e cognato, questo è il mio ultimo saluto e scritto che vi giunge, poiché fra minuti la mia vita sarà spenta, dovreste promettermi di non piangere perché vano. Sono contento che tra poco rivedrò la nostra cara mamma, e sarei di rimanervi sempre con lei. Un saluto ancora e che questo vi giunga in segno di vittoria e di libertà per tutti gli italiani. Muoio per l'Italia! Una stretta di mano e un bacio a te babbo, a te sorella e a te cognato e baci ai tuoi bambini. Tanti saluti a chi domanderanno di me. Arrivederci in cielo. W l'Italia martoriata che presto rifiorirà libera e indipendente. Andrea

Giorgio Paglia (Giorgio), 22 anni
Studente in ingegneria al Politecnico di Milano - nato a Bologna il 9 Marzo 1922. Nei giorni successivi all'8 Settembre 1943 partecipa a combattimenti contro i tedeschi. Torna poi alla sua residenza di Nese, unendosi alla 53a Brigata Garibaldi. Catturato il 17 Novembre 1944 alla Malga Lunga - processato il 19 Novembre a Lovere - e fucilato il 21 Novembre al cimitero di Costa Volpino.

Costa Volpino, 21.11.1944

Cara mamma, poco prima di essere fucilato rivolgo il mio pensiero a te, mia adorata mammina, ti domando perdono di quanti dispiaceri ti ho dato nella mia vita. Ma sappi che ti ho sempre adorato e che sei l’unico mio pensiero in questo momento e mio grande dolore è quello di non poterti vedere. Sii orgogliosa di tuo figlio perché come credo di aver saputo combattere, così credo di poter morire. Negli uomini che mi hanno catturato ho trovato dei nemici leali in combattimento e degli uomini buoni durante la prigionia. Dato che credo all’al di là sono sicuro che mi incontrerò con mio Padre e che insieme proteggeremo te e Toty. Il mio immenso amore non vi abbandonerà mai. Saluti a tutti e prega per l'anima mia. Giorgio

Caro Toty, io non ti vedrò più, ma ti proteggerò sempre. Sappi che combattendo io combattevo solo per ottenere un'Italia Libera da ogni straniero. Ricorda anche tu quanto nostro padre ci ha insegnato: “la Patria sopra tutto ed il suo bene”. Sii onesto nella tua vita che ti auguro lunga e cerca di dare alla mamma poverina un po' di consolazione in questo suo nuovo grande dolore, stalle vicino con il tuo amore e vedrai che saprai consolarla. Studia e fatti onore, nella vita ti sarò sempre vicino. Abbraccio ancora te e la mamma con tutto il mio amore. Vostro Giorgio


Guido Galimberti (Barbieri), 38 anni
Operaio - nato a Chignolo d'Isola il 18 Febbraio 1906. Dall'adolescenza militante comunista, dopo 1'8 Settembre 1943 partecipa alla costituzione della 53a Brigata Garibaldi. Catturato il 17 Novembre 1944 alla Malga Lunga sul Monte di Sovere. Processato il 19 Novembre 1944, a Lovere, dal Tribunale speciale della legione "Tagliamento". Fucilato il 21 Novembre 1944 al cimitero di Costa Volpino.
Lovere, 21.11.1944


Cara mamma, non piangere se non mi rivedrai su questa terra, questo è il nostro destino, muoio da soldato e da Italiano, non portarci odio a nessuno di questi che mi uccidono, perché sono gli unici soldati che ho trovato nel mio cammino. Ti saluto e baci cari, credo che sarai forte. Tuo figlio Guido. Addio!
  
Cara moglie, anche per me come per la mamma stai forte, credevo di farti felice invece ti ho tormentata e ti ho procurato dispiaceri, coraggio! Ti raccomando le bambine che siano educate bene e che imparino ad amare l'Italia e che diano se occorre anche il sangue, tanti saluti e un addio tuo marito. Le fotografie delle bambine le porto con me nella fossa. Forse ti verranno restituiti il mio orologio e l'anello, li custodirai. Un addio a tua mamma, padre e fratello e parenti.

Care bimbe, ora non potete leggere il mio ultimo saluto, ma lo leggerete un tempo nel quale potrete comprendere allora apprenderete in questo foglio la morte di vostro padre e saprete che è morto da soldato e da italiano e che ha combattuto per avere un’Italia libera. Spero che non piangerete quando leggerete questo mio scritto. Addio bambine e che un bacio giunga a voi, spero che quando sarete grandicelle mamma vi farà imparare ad amare l'Italia. L’amerete con tutto il cuore, addio.

1 commento:

Fabio FOGATO ha detto...

Ti fa onore Biagio.