marzo 13, 2012

In pillole? Perle ai porci? No, in scaglie, di saggezza.

La felicità si raggiunge quando ognuno di noi si sente davvero libero di scegliere, senza restrizioni o censure. La libertà va di pari passo con l'apprendimento. Essa rende gli uomini meno frustrati e repressi o scontenti, ma più soddisfatti e rilassati. Un tempo non era facile raggiungere questo traguardo. Solo chi si poteva permettere di accedere al sapere, aveva i mezzi economici e poteva andare a scuola, forse, era in grado di ambire ad una migliore prospettiva di vita. Oggi, se non si è pigri, informarsi non costa niente. Si accende il pc e si hanno a portata di mano miliardi di informazioni: una notizia rimanda ad un'altra e un hyperlink ti fa approfondire un argomento: entusiasmante gioco di scatole cinesi infinite in cui perdersi.  E' difficile accettare giustificazioni all'arretratezza mentale, nel Duemila. Con tutta la pena che posso provare per questa tipologia di persone, non è a loro che mi rivolgo questa volta. Il post non fa per voi!
Questa sera ho assaggiato per la prima volta a casa mia, da solo, dopo averlo fatto all'Educational Tour organizzato dal "Gran Trofeo d'Oro della Ristorazione" di Brescia, durante una lezione di cucina alternativa di cui ho già parlato qui, il Lievito alimentare in scaglie (marca: Baule Volante) insaporitore di mille pietanze vegane, spesso utilizzato al posto del formaggio grattugiato; ed è vero, il sapore lo ricorda molto.
Questa esperienza mi ha portato a riflettere su quanto anche l'alimentazione sia un fatto culturale e legato all'istruzione. E per contro, il pregidizio -ovvero un parere prematuro e parziale, basato su argomenti insufficienti- sia sempre il frutto di una non conoscenza. Nessuno può conferire al pregiudizio di qualsiasi tipo una valenza positiva, ne sono certo. Proprio dalla stupidità, dall'ottusità, dalla limitatezza umana, sovente scaturisce la violenza, la sopraffazione, l'arroganza con cui si soggioga il più debole, spesso il più ignorante. In maniera del tutto disumana. Se un aspetto ci differenzerebbe dalla ferocia delle bestie meno mansuete, questo dovrebbe essere proprio il cervello che fa la differenza, permettendoci di immagazinare nozioni, creare opere d'arte e vivere civilmente gli uni accanto agli altri. Sappiamo bene, purtroppo, che non è così. Intolleranze e guerre, inquinamento e sterminio di animali, devastano il pianeta in una catena di avvenimenti nefasti incotrollabili, a circolo vizioso, e l'uomo appare impotente davanti a questo degrado, sempre più allarmante. Vivere per noi è sopravvivere ormai; siamo coscientemente delle comparse inermi. Vorremo vivere in un pianeta verdeggiante, colorato di fiori, pulito, salubre, mangiare cibi non inquinati, invece, sembra che la Terra sia l'inferno di un altro pianeta.
Allora, visto che non mi piacciono molto le contrapposizioni, soprattutto quelle finte, tanto per perdere tempo e non dire niente; considerando che non gradisco le evangelizzazioni, le arroganze che spingono una fazione a crederere presuntuosisticamente di detenere il dogma assoluto della Verità e le guerre ideologiche, tanto di moda in Italia fin dai tempi dei Guelfi e dei Ghibellini, ma che, lo ribadisco sempre, la verità sta nel mezzo, allora questo mezzo è un limbo fatto di conoscenza e approfondimento.
Come trovare la certezza che una teoria sia più giusta dell'altra? Che una tesi sia più sicura e l'altra no? Alcuni studi dicono che le proteine animali sono cancerogene, altri che ad attivare i processi tumorali potrebbero essere i carboidrati. Non si sa che pesci (è il caso di infilarceli!) prendere. Non sono vegano, non sono vegetariano, non sono animalista, d'accordo. Posso dunque essere inconsapevolmente uno sterminatore ? Responsabile della mattanza che ogni anno vede perire per mano degli uomini 14 miliardi di esseri viventi? Onnivoro in maniera scriteriata rischiando sulla salute? Nessuna di queste strade sembra percorribile. Per quale recondito motivo non dovrebbe essere giusto porsi delle domande? Cercare delle risposte?
L'unica che mi sembra accettabile è quella della conoscenza e dello studio. Dell'apertura e dell'agilità mentale, questa strada sì, la consiglierei vivamente. Si scoprono altri mondi, senza andare sulla Luna.
E' così anche per il veganesimo. Perché avere un pregiudizio idiota nei confronti di uno stile di vita diverso dal nostro se possiamo imparare qualcosa?
Io, stasera, ho assaggiato un cibo che non conoscevo.
Ho imparato qualcosa in più, che non conoscevo. Troppo comodo mettersi a preparare il ragù alla bolognese, se lo so già fare !
In palestra, ad esempio, se voglio aumentare muscolarmente il mio corpo non faccio tutti i giorni il medesimo esercizio, vero? Diversifico e cerco di aumentare, giorno dopo giorno, il peso da sollevare. Solo in questo modo posso avere dei miglioramenti visibili, giusto? Accade allo stesso modo col cervello: onde evitare di atrofizzarlo anzitempo, meglio addentrarsi in terreni impervi e inesplorati, sforzandosi di sperimentare e arricchire il proprio bagaglio di nozioni. E' anche questo che potrebbe renderci preziosi.



PS: Basta dare semplicemente una rapida occhiata al link Wikipedia alla voce "cucina vegana" e subito ci si apre un mondo di alimenti nuovi e da provare. Perché no? Chi ce lo vieta?  Trovatemi un motivo logico e sensato ad un aprioristico rifiuto alla conoscenza. Meglio rimanere beatamente ignoranti?

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