marzo 06, 2012

Il Giolitti in Zona? Sì, zona Molinette...

A quanti affermano che ultimamente la mia ossessione sull'obesità si sta trasformando in proselitismo noisoso alla maniera dei Testimoni di Geova, rispondo che i risultati che si ottengono e la felicità raggiungibile con una dieta corretta sono di gran lunga più interessanti della lettura di "Torre di Guardia" e "Svegliatevi", soprattutto quando i consigli che vengodo elargiti sono gratis, senza neanche dover pagare l'obolo, come si fa per quegli inutili opuscoli.
Di solito chi critica, lo fa sapendo di essere pigro, di non avere forza di volontà per smettere di rimpinzarsi come un tacchino e di dimagrire. E’ più comodo insultare col disinteresse o con un'ironia spicciola, piuttosto che mettersi in discussione ed avviare un processo autocritico, anche doloroso, su sé stessi. Il disturbo legato al cibo (anoressia compresa) nasce, non c'è bisogno di essere laureati in psicologia, lo sanno pure i cani randagi, sempre da una mancanza di autostima che può aver radici antiche che affondano nell'infanzia. 
Per me, in qualche modo, la lotta all'adipe è diventata una missione. Sento il forte desiderio di convincere chi ha seri problemi legati all'assunzione spasmodica di cibo che è giunto il momento di smettere. Se solo qualcuno intorno a me l'avesse fatto quando ero preso da bulimia compulsiva e nevrotica! Se solo avessi trovato chi mi avesse sbattuto in faccia la realtà e mi avesse aperto gli occhi, non avrei perso del tempo prezioso...
Intorno al grasso, invece, c'è solo ipocrisia. Anzi, dietro all'industria alimentare che induce la gente all'ingrasso forzato, ci sono speculazioni, grandi interessi economici che non guardano certamente, non solo alla felicità, ma neppure alla salute, alla sopravvivenza stessa delle persone (messa di continuo a repentaglio) e al loro stato di salute.
C'è, di solito, nelle nuove generazioni uno spiccato bisogno di rompere le regole e l'ordine precostituito con azioni eclatanti. Allora perché non iniziare proprio dalla tavola?
E' successo in Bolivia (nazione che stimo profondamente), di recente, nel caso del boicottaggio della famosa catena di fastfood americana,  perché non lo possiamo fare anche noi italiani? Siamo un popolo con un bagaglio culturale e una tradizione culinaria infinita. Uniamo le nostre forze e adottiamo un piano di sopravvivenza prima che sia troppo tardi. Vogliamo aspettare ancora una decina d'anni per diventare finalmente anche noi un paese di straobesi come gli Usa e la Gran Bretagna o possiamo passare alla fase d'attacco in tempi rapidi  ispirati dal vecchio adagio: "prevenire è meglio di curare"? Lo vogliamo ammettere una volta per tutte, senza arroganza e presunzione, che la storiellla che ci raccontano sulla dieta Mediterranea è una bufala? Un fallimento completo? Vediamo perché. Chiunque discuta di Dieta Mediterranea in Italia dice che è la migliore del mondo, che è un bene protetto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità tralasciando di approfondire diversi aspetti di non poca importanza. Per prima cosa “Mediterraneo” non è necessariamente sinonimo di “italiano”: riguarda anche altri paesi che si affacciano nel bacino del  Mare Nostrum come la Francia, la Spagna, la Grecia e il Marocco. In secondo luogo non penso che un nutrizionista o un biochimico potrebbe affermare che una persona con 35 chili di grasso in eccesso possa dimagrire con la dieta mediterranea. Io non ci credo. Infine, questo regime dietetico è stato negli anni “aggiornato” e, in qualche modo, snaturato per conferire un senso salutistico alla Dieta Mediterranea che, comunque se riferita al Belpaese, ha sempre un tono troppo generico. L’Italia ha una tale ricchezza e varietà di ricette differenti  a seconda della zona geografica, (Nord-centro-sud-isole), dell’area in relazione alla classica tripartizione del territorio in montagna, collina e pianura e del clima che sembra impossibile parlare di una cucina unitaria. In tutto il nord e il centro i condimenti sono per lo più basati su grassi saturi animali: burro e carne di maiale. Al sud il condimento più usato da sempre è l’olio extravergine d’oliva, un consumo limitato di carne a favore di un maggiore utilizzo del pesce e dei crostacei. Mia nonna ci ha tramandato le sue preparazioni pugliesi che erano fatte per lo più di verdure, ortaggi e legumi cucinati in maniera estremamente leggera. Quella sì che si può considerare “salutistica”. Mio zio, è vero, mangiava molta pasta, ma si alzava alle 5 del mattino per andare a zappare la terra nella masseria e, sicuramente, disperdeva energie tali da non avere alcun problema di sovrappeso in vita sua. Oggi, possiamo non tenere conto di questi aspetti e far mangiare pane, pasta e cereali bianchi in maniera scriteriata gli adolescenti, la cui unica attività fisica è star seduti sui banchi di scuola sei ore al mattino e 5 ore su facebook di pomeriggio, senza avvisarli che prima o poi quelle calorie in eccesso, se non verranno scaricate da un’attività sportiva decisa e costante, si tramuteranno in tessuto adiposo? 
La Francia, recentemente, ha tassato la Coca-Cola e le altre bevande zuccherine gassate in modo da incoraggiare i cittadini a ridurre il loro consumo. In alcune scuole-pilota, soprattutto all'estero, frutta e macedonia hanno preso il posto di patatine e merendine confezionate. Una lotta senza confini all'aumento del peso, dunque, per evitare che questa piaga sociale possa avere ripercussioni sulla sanità pubblica sottoforma di gravoso costo per la collettività.
E’ necessaria una rivoluzione silenziosa.  Metterla in atto, singolarmente, tutti i giorni, partendo dalla spesa. Innanzitutto facendo attenzione a non comprare prodotti pubblicizzati in televisione. Comprare frutta e verdura a km zero, nei banchi della Coldiretti o dai contadini di cui ci fidiamo, prodotti coltivati, per quanto possibile, vicino casa nostra, limitare moltissimo l'uso di carne e pesce, bevande zuccherine gassate  statunitensi, pizza, pane, pasta e glucidi semplici o farinacei raffinati, ad esempio. Sarebbe già un piccolo inizio.
La scuola (tanto più se alberghiera) dovrebbe fare qualcosa ed intervenire. E vengo al dunque.
L'istituto Giolitti di Torino in cui insegno, per il prossimo anno, sta pensando di far gestire (in una sorta di azienda interna) il bar della scuola alle classi prime e seconde alberghiere. Ottima iniziativa, mi piace molto. Sulla carta è un progetto molto ambizioso, delicato, tuttavia con delle potenzialità enormi, da non sottovalutare.
Ci sono degli interrogativi, però, che mi frullano per la mente. E' lecito che una scuola pubblica possa ispirarsi solamente al guadagno e al fine commerciale e, così facendo, offrire prodotti che si è sicuri di vendere, anche a discapito del fine ultimo della scuola stessa che è quello di educare?
Secondo me no. Forse potrà andare bene nel primo periodo, per "avviare" l'impresa. Dopodiché, necessariamente, si dovranno aggiustare certi parametri.
E' il nostro compito, sottrarci risulterebbe impossibile e insano. Come insegnanti, educatori -chiamateci come volete- non possiamo esimerci dall'affrontare questo argomento se ci stanno a cuore le sorti dei nostri studenti. Si fa sempre un gran parlare - e si strumentalizzano gli alunni - dicendo "per il bene di...", invece cosa si fa di concreto quando si ha la possibilità di farlo?
Il nostro istituto pullula di ragazzini e ragazzine fortemente in sovrappeso, infelici, di cui nessuno si prende cura. I genitori privi di strumenti adeguati, anche culturali, non sono in grado di arrestare questo disordine mentale e fisico. Questi adolescenti, ne sono sicuro, soffrono in silenzio per la vergogna di essere guardati, additati, derisi dai loro compagni che (lo sappiamo), alla loro età, sanno essere spietati e violenti, pur di riemergere da un torpore fatto di noia e insicurezza dovuto alla loro fragile personalità.
Dicevo, noi possiamo, anzi dobbiamo, fermare tutto questo. Partendo da qualche parte. Per me questa occasione del bar autogestito è un'occasione unica e irripetibile. Siamo tanti insegnanti dotati di buona volontà, conoscenze, creatività e potenzialità da mettere al servizio della comunità. Per una volta tralasciando il guadagno puro e semplice, ma sacrificando un pezzettino piccolo di tempo e una parte delle proprie energie per il bene dello studente.
La mia idea/sogno, presentanta e consigliata oralmente nella riunione di dipartimento (anche un po' banalizzata e presa alla leggera da qualche collega), sarebbe quella (ripeto: è solo un esempio che può essere sviluppato in mille modi) di presentare il bar in due settori, con due vetrinette/frigo: la parte "Ad alto indice glicemico" con prodotti come pizza, panini al prosciutto cotto, mozzarella e maionese (e simili), bevande gassate zuccherate, succhi di frutta, dolciumi, torte, croissants, crostate e dall'altra la parte "A basso indice glicemico o In Zona" o "Zona Salute" con minipiatti: dalle spremute di arancia ai centrifugati di frutta dolcificati con sciroppo d'agave, al latte parzialmente scremato e mandorle, noci e nocciole, fagiolini-tonno al naturale-pomodorini, asparagi e albumi sodi, verdure grigliate e proteine alternative vegetali (dal seitan al tofu), tramezzini integrali o ai 5 cereali, ecc., con tanto, in entrambi i casi, di cartellini esplicativi con conteggio dei valori nutrizionali e calorie. Ovunque nel bar, sarà necessario affiggere cartelloni che publicizzino/indirizzino ad una corretta alimentazione. I ragazzi devono conoscere il più possibile e poi scegliere autonomamente dove indirizzare la loro attenzione.
Realizzeremo questo stimolante obiettivo? Vedremo. Intanto, sono un punto di riferimento per coloro eccessivamente grassi che liberamente mi hanno chiesto consigli sulla dieta a Zona e dopo qualche periodo hanno perso molti chili, proprio come ho fatto quando iniziai il percorso e oltre alla riconoscenza mi gratifica vedere nei loro occhi una rinnovata e serena felicità.

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