ottobre 09, 2011

La castagna valsusina

In un fine settimana, l'estate viene spazzata via da un vento gelido che ha abbassato le temperature in maniera drastica, facendo precipitare il termometro intorno ai 10 gradi di massima. Catapultato a forza in autunno, complice la mia amica Roberta che mi ha comprato, abitando in quelle zone, 1 chilo di castagne e 1 chilo di marroni della Val Susa, stasera ho mangiato le caldarroste. Sgarrando non poco. Vediamo perché.
Un rapido sguardo in rete e vengo a conoscenza dei principi nutritivi del frutto. Hanno rappresentato la principale fonte alimentare delle popolazioni degli appennini durante l'autunno e l'inverno, alimento dei poveri per secoli nella storia dell'umanità, poiché ricco di carboidrati complessi, (ha sostituito il pane e la pasta durante le carenze di frumento), proteine, vitamine del gruppo B, B1 e B6, sali minerali quali potassio, zinco e ferro, molta fibra e pochi grassi. E non sarebbero indicate per i diabetici: chi l'avrebbe mai detto!
Questo è un periodo molto difficile per me; dover fare attenzione alle tentazioni che arrivano dai frutti autunnali: uva, fichi, cachi, i miei preferiti in assoluto, sono off limits per la dieta. Insomma, non sono concessi, sono proibiti, vietati del tutto.
Però neppure una castagna marcia o "toccata" nel piatto. Costo: 4 euro al chilo il Marrone, 3 euro invece la castagna semplice.
Dunque, attenzione! In fondo, sono sempre farinacei!

















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