ottobre 17, 2012

Sonno profondo

Da quanto tempo sarà che quando sono da sola dormo in questo modo? Il sonno viene come l’avanzare della marea. Opporsi è impossibile. E’ un sonno così profondo che né lo squillo del telefono né il rumore delle auto che passano fuori mi arrivano all’orecchio. Nessun dolore, nessuna tristezza laggiù: solo il mondo del sonno dove precipito con un tonfo. E’ soltanto nel momento in cui riapro gli occhi che mi sento un po’ triste. Alzo lo sguardo verso il cielo rannuvolato e mi rendo conto di aver dormito molto a lungo. Ancora un po’ intontita penso:non avevo la minima intenzione di dormire, e invece ho perso tutta la giornata... E a un tratto, in quel pesante rammarico così vicino alla vergogna, mi si gela il sangue. Quand’è che ho cominciato ad abbandonarmi così al sonno, che ho smesso di opporre resistenza?E’ davvero possibile che un tempo fossi sempre piena d’energia e completamente sveglia? Sembra un periodo tanto lontano da perdersi nell’antichità. Se cerco di ricordarlo vedo solo un’immagine sfocata che sembra appartenere a un’età remota, dove felci e dinosauri si riflettono negli occhi incolori vividi e primitivi. Eppure, anche nel sonno, riesco sempre a riconoscere le telefonate del mio uomo, solo le sue.Il suono delle telefonate di Iwanaga è l’unico che riesco a distinguere in modo inequivocabile. Non so come, ma riesco sempre a sapere con certezza che è lui. A differenza di tutti gli altri suoni che rimangono all’esterno, se è lui a chiamare, lo squillo del telefono mi risuona nella testa come attraverso una cuffia, con una piacevole vibrazione. Allora mi tiro a sedere sul letto, afferro il ricevitore e lui pronuncia il mio nome con una voce così profonda da darmi un brivido:“Terako?”.E quando io rispondo ‘sì’, al tono inebetito della mia voce lui ridacchia e ogni volta mi fa:“Di nuovo a dormire?”.

("Sonno Profondo" - Banana Yoshimoto)

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