maggio 10, 2010

11° Seminario di perfezionamento linguistico-letterario di San Salvatore (5-6-7 maggio 2010)















(Con Sebastiano Vassalli)



Si è concluso l'undicesimo seminario di perfezionamento linguistico-letterario di San Salvatore (Al), che si è tenuto tradizionalmente nella suggestiva cornice di Villa Gropella, nei pressi di Valenza. Come l'anno scorso, vi ho preso parte con Andrea il 6 e 7 maggio; questi giorni sono stati davvero memorabili. Innanzitutto perché quest'anno non si parlava di poesia (materia che, se si omettono i grandi classici come Dante, Guinizzelli e il Dolce Stil Novo in generale, Cielo D'Alcamo e tutta la scuola siciliana, Petrarca, Foscolo, Leopardi, Carducci, Pascoli, D'Annunzio, Montale e "pochi" altri, trovo insopportabile) contemporanea, ma di prosa e poi perché ospite unico delle tre giornate era l'autore di uno dei libri che amo maggiormente, "La Chimera". Tema del convegno era: "“Il mestiere di Omero: raccontare storie” L'eccezionalità dell'incontro era data anche dal fatto che Sebastiano Vassalli difficilmente rilascia interviste e malvolentieri si mette sotto i riflettori: dopotutto non è un mercante che va da Fazio a piazzare il suo prodotto. Eppure, la sua maggiore opera, la già citata Chimera, priva di ogni battage pubblicitario, è stata un best-seller tradotto in tutto il mondo. Vassalli ha desunto il titolo dal suo autore preferito, Dino Campana, che così intitolava uno dei suoi componimenti poetici, tratto dalla raccolta "Canti orfici". E', ovviamente, del tutto fuori luogo paragonare un simile capolavoro, ad un altro tipo di best-seller come "Io uccido" di Faletti.
Si parla di odio in questo libro, tanto odio. Odio universale dell'uomo verso l'uomo . Di istinti e sentimenti bassi, come l'invidia, la gelosia, la superstizione. L'autore ricorda come persino Freud abbia trattato l'argomento e cita un vecchio adagio che andava di moda in passato e che recitava pressoché così: "Che bella giornata, peccato che non si impicchi nessuno!".
Il romanziere non riesce a capire, a distanza di due decenni, il perché del successo del suo libro, considerando che "La chimera" non ha un lieto fine e che il finale è già svelato nel prologo. La ragione tuttavia a me appare chiara; probabilmente è la stessa che mi ha fatto amare il libro in maniera tanto viscerale che mi ha spinto a rileggerlo più volte nel corso degli anni: il motivo sta tutto nella progressiva collera e sdegno che colgono il lettore. Parola dopo parola, capitolo dopo capitolo, la rabbia del lettore nei confronti del perfido uomo di chiesa, dell'alto prelato dal volto disumano, ma anche delle azioni indegne dell'uomo gretto, degli odiosi comportamenti del poveraccio ignorante e superstizioso, aumenta a dismisura. Fino ad un finale che lascia il lettore muto, senza speranze, triste e inerme. Scandagliare in maniera talmente minuziosa la natura umana in tutte le sue debolezze e i suoi limiti, in tutta la sua crudeltà e la sua barbarie è un'operazione che neanche Manzoni nei Promessi Sposi, probabilmente proprio per la sua forte matrice cattolica, non si è permesso di fare.
Vassalli dice di sé: "Mi considero un estremista della poesia, l'unico estremismo che mi è rimasto; un altro amore della mia vita è Leopardi, personaggio completamente insopportabile per più di 20 minuti, se non dal suo amico Ranieri. La poesia non ha a che fare con la sensibilità, con la cultura, con le letture fatte: il poeta è un semideficiente. La poesia è vita che si paga con la vita, se non mi dà un'emozione immediata, non è niente: è parola scritta". Alla domanda: "Quali sono i suoi autori di riferimento?", replica dicendo: "Io ho letto tutto. Uno scrittore dovrebbe leggere tutto e dimenticarsi subito tutto".
Per chi come me ha amato la Chimera l'occasione si è rivelata un'esperienza unica, di grande intensità emotiva, la quale ha permesso di approfondire tutta la sua opera (che pure è assai corposa): il contatto informale, eppure di alto livello linguistico, la visione di un documentario speciale sui luoghi del novarese in cui lo scrittore ambientò la storia della strega di Zardino e di un'intervista d'antan all'autore stesso, hanno rappresentato un momento formativo di notevole valore, che ha lasciato tutti con la convinzione di essere, per qualche giorno, parte integrante della Storia della Letteratura.

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