maggio 04, 2013

Beppe Grillo ha sbagliato tutte le previsioni

Mi piace la situazione in Italia, in questo periodo.
Si respira un'aria surreale e folkloristica che non ha pari in nessun periodo passato del nostro paese. Si dice tutto e il contrario di tutto. Senza che nessuno si scomponga. Anzi, ci si indigna subito e, altrettanto in fretta, si dimentica.
Il sentimento di rabbia lo avevo solo prima delle elezioni; dopo il voto, mi sono rilassato. Soddisfatto dei risultati.
Quanti come me, però, durante la campagna elettorale, in cuor loro, non hanno pensato che Beppe Grillo, almeno un po', per un 15% mettiamo, esagerasse? E che in fondo le cose non andassero poi così male?
Abbiamo ascoltato tutti molto attentamente Beppe durante i comizi e, nella maggioranza dei casi, abbiamo condiviso ogni sua parola. Sapevamo che la descrizione delle stato di cose nella nostra nazione era reale. Ha dipinto un paese alla deriva per colpa della corruzione. Le sue previsioni si sono rivelate sbagliate, si è tenuto troppo basso.
Siamo ad un livello molto più infimo. Il marcio è molto più marcio di come appare.
L'Italia è un paese strano. Noi italiani siamo strani. Ci sentiamo i migliori del mondo. Presuntuosamente crediamo di essere i più bravi di tutti gli altri. Ma in cosa? All'estero ci riconoscono il Made in Italy alimentare, la moda e la creatività. Basta. In paesi come la Germania, tra gli immigrati siamo sgraditi, subito dopo i turchi. Siamo considerati dei cialtroni, fannulloni e teatranti.
Ecco sì. Abbiamo reso alto un certo tipo di teatro, perché particolarmente predisposti: la commedia dell'arte, il melodramma e la sceneggiata sono nostri. Non a caso, storicamente, l'epicentro di tutto è stato Napoli.
A questo talento innato del nostro popolo, aggiungerei anche una notevole inclinazione al gusto circense.
Come definire i siparietti giornalieri delle due napolitanissime Barbara D'Urso e Alessandra Mussolini con l'appoggio dell'espulso-represso cassinese (Lazio del sud) Mastrangeli che non si dà pace e continua a professarsi sanguignamente appassionato ed esponente, pur infangandolo, del Movimento Cinque Stelle?  
Si assiste, dal dopo-elezioni, ad un circo variopinto e rumoroso, non solo mediatico.
Sono bastati 163 cittadini del M5S, fuori da qualsiasi (per ora e speriamo per molto tempo ancora...) logica e spartizione di potere, a mandare tutto all'aria. Il loro ingresso ha innanzitutto permesso l'eliminazione di 163 vecchi parlamentari e ha fatto venire alla luce quello che molti già sapevano: la politica (o il Sistema) si regge su intrecci, sotterfugi, finzioni, intrallazzi e decisioni segrete. I vecchi esponenti politici stanno impazzendo, non sanno più che pesci prendere. Le provano tutte. Questo mi dà un po' di soddisfazione, devo ammetterlo. E' il primo risultato concreto del mio voto dato al M5S.
Tuttavia scardinare questa vetusta compagine di potere è decisamente complicato.
Si sono tutti stretti a riccio per sconfiggere il nemico. Partiti e mass media in una guerra aperta e senza esclusione di colpi contro i grillini. In qualunque modo. Facendo a gara a chi la spara più grossa. Giornalisti che pur di mantenere la loro posizione, visto che il M5S ha come punto del programma l'abolizione dei fondi pubblici ai giornali e alle televisioni, fanno crocchio dicendo "è colpa di Grillo". "E' colpa di Grillo" è diventato lo sport nazionale preferito. A qualsiasi costo. Perdendo del tutto il senso del ridicolo. Le parole si fanno sempre di più illogiche e incoerenti. O ipocrite.
Il professor Becchi, una delle pochissime voci fuori dal coro e che abbia il coraggio di dissentire apertamente contro il Sistema, viene dileggiato, screditato, colpito da un fuoco incrociato. Se fa un'affermazione lui (condivisibile o meno, ma, ripeto, unica e dunque scomoda) viene linciato pubblicamente. Se la stessa dichiarazione viene fatta da un altro, magari in una forma che il Sistema tollera, allora non viene presa con la stessa considerazione. Forse ha semplicemente espresso male il pensiero; avrebbe dovuto dire che combattere la Mafia coi fucili è lotta partigiana di resistenza per la libertà. E la Mafia è nelle istituzioni, e viceversa. Chi può negarlo? I casi continui di corruzione? L'occultamento di fondi pubblici in tasche private?  Succede di tutto. Capita, ad esempio, che Letta  nomini la Biancofiore sottosegretario alle Pari Opportunità...Possibile che il presidente del Consiglio sia l'unico a non aver letto o ascoltato le interviste dell'esponente del Pdl contro i gay? Eppure sì, è possibile. Dopo le polemiche, il giorno dopo la solleva dall'incarico e la sposta alla semplificazione della Pubblica Amministrazione. A proposito di competenze...Competenze passpartout.
Ad un certo punto nei Palazzi si sono accorti che esiste la rete e i social network. Di grande aiuto a pubblicizzare la loro vergognosa candidatura politica, adesso che sono seduti sugli scranni più alti del Parlamento vogliono censurare Twitter a causa degli insulti ricevuti quotidianamente. Ridicolo.
Sta uscendo tutto allo scoperto. Si intuisce chiaramente che a nessuno interessi l'ideologia politica (sempre che abbia ancora senso). Fanno finta di litigare nei salotti televisivi, ma poi vanno tutti a mangiare nella stessa trattoria la sera e a bere il vino "de li castelli"... Stare da una parte o dall'altra non ha alcuna importanza, se non quella di rivestire un incarico di prestigio, sedere su una poltrona, accaparrarsi una posizione di rilievo, con tutti i privilegi che ne conseguono.
Questo teatrino va avanti da anni col sostegno, la responsabilità e la complicità del popolo. Milioni di cittadini che alimentano in ogni modo questa sporca struttura. Perché?
Qualcuno ci sguazza, trae beneficio da questa situzione melmosa; altri vivacchiano, oppure si disinteressano: sono demotivati o incapaci culturalmente di reagire, stanchi di vedere questo indegno spettacolino. Poi c'è chi non arriva a fine mese e ha altro di cui occuparsi. Ignorati quasi del tutto. Chi non si informa o chi lo fa solo da una parte. Tutto questo fortifica la baracca. Allo stesso modo, certo con altre dinamiche, il popolo italiano ha appoggiato la monarchia e poi il duce. Lo dice il proverbio: "Ogni popolo ha il governo che si merita", e lo ha ribadito Joseph De Maistres "Ogni nazione ha il governo che si merita", proprio perché l'italiano medio non si è mai impegnato per fare andare bene le cose, non ha mai mostrato grande interesse per il proprio paese.
Vincono i sentimenti bassi e provinciali come l'invidia, la gelosia, la violenza, la mancanza di educazione e il non rispetto della legge; perdono quelli umani come la solidarietà, la tolleranza e la comprensione. Colpa del DNA? Della nostra storia di popolo sempre guardingo, diffidente e sulla difensiva rispetto alle continue aggressioni nemiche dei vari conquistatori? O del fatto che l'Italia è fra le ultime nazioni in Europa col 15% di laureati? Siamo un popolo menefreghista, irrispettoso, omertoso. Un po' ce lo meritiamo pure, perché è colpa nostra.
Siamo un paese del terzo mondo che si dà arie di nazione civile. Siamo tutto e il contrario di tutto.
Ci piace così, ci diverte essere così. Beato chi capisce gli italiani, perché noi non ci capiamo, non sappiamo chi siamo o chi vorremmo essere.
Siamo il paese del "chiagne e fotte": piangiamo, facciamo le vittime, ma siamo felici se inganniamo il prossimo. Ci sentiamo più furbi, migliori. Che magra consolazione per la nostra miseria. Critichiamo il vicino di casa, ma abbiamo difficoltà a fare autocritica, ad assumerci le nostre responsabilità e dire a noi stessi: "Ho sbagliato".
La colpa è sempre dell'altro. E mai come in questi giorni la colpa non è nostra. E' di Beppe Grillo.


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