luglio 28, 2011

Il declino di Amy Winehouse: un insegnamento per tutti


Sabato 23 luglio 2011 è morta una delle mie cantanti preferite di quest'ultimi anni, Amy Winehouse. Non voglio tessere un elogio fuori luogo, né tanto meno difendere la sua memoria, in questi giorni troppo spesso infangata, in maniera eccessivamente moralistica, anche da ragazzini molto giovani su facebook. Vorrei analizzare, però, un aspetto che, in qualche modo, mi stupisce e mi infastidisce allo stesso tempo: la totale mancanza di compassione, in aggiunta ad un ostentato cinismo, che in qualche modo farebbe sentire gli adolescenti più forti e più "fighi". Nessuno che si sia, non dico immedesimato, ma anche solo domandato perché una ragazza di 27 anni, ricca e famosa, abbia cercato in tutti i modi suicidarsi. Nessuno. Tutti quanti a puntare il dito o a fare raffronti ingiustificati e odiosi: con la carneficina norvegese di questi giorni o con il tossico sconosciuto dimenticato dai media o con il militare ucciso in Afghanistan. Un atteggiamento insostenibile insomma che mi ha ricordato quando si eguagliano i morti dell'Olocausto ai morti delle Foibe. Un revisionismo che investe tutto e tutti, la vita di tutti i giorni, le opinioni della gente comune, tanto più che a sostenerlo sono, a volte, personaggi importanti della politica e della Chiesa o, come capitò qualche tempo fa con John Galliano che fu cacciato giustamente dalla maison Dior, dopo aver espresso frasi naziste nei confronti di ebrei (seduti a un café in un tavolo accanto al suo...), nel campo della moda. E' ovvio che si può analizzare tutto, fare le pulci pure alla Shoah, affermare che si parla maggiormente di ebrei morti nei lager proprio perché essi rappresentano, forse, la lobby più potente nel mondo ancora oggi, o che l'industria del cinema è in mano a loro, o che molti registi e attori sono ebrei, che una certa esasperazione nella comunicazione e della rappresentazione, dal dopoguerra ad oggi, di quel momento storico convince maggiormente, se non plagia, le menti in maniera poderosa e che, infine, l'essere dalla parte degli ebrei perseguitati ad Auschwitz identifica subito come "di sinistra" e la nostra coscienza è salva. Un altro conto è affacciare, come unica giustificazione, che anche i comunisti hanno ucciso nelle Foibe, ecc...Tutto diventa così giustificabile, la verità si perde nel nulla, si vanifica in una bolla di sapone e tutti cercano la ragione contrapponendola ad un'altra, come al bar dello sport, "la mia opinione è importante quanto la tua, se non di più"; uno stile più o meno alla "Uomini e donne" di Maria De Filippi. Ogni intervento ha pari dignità: il premio nobel per la letteratura equiparato alla ragazza che di professione fa la "ricostruzione unghie". Non è vero, tuttavia, che l'autenticità non esiste, anzi bisogna cercare in tutti i modi di trovarla, se non la certezza assoluta, almeno un'idea di verità condivisa. Altrimenti tutti diventiamo tifosi allo stadio, dove l'unico scopo è, infantilmente, inneggiare ad una squadra e denigrare quella opposta, infarcendo il tutto magari con cori razzistici. Si sentono frasi sconclusionate, prive di senso, frutto dell'ignoranza, del pregiudizio, della superstizione, della frustrazione e della repressione, che fanno spavento. Eppure, nel mondo odierno trovano cittadinanza, soprattutto se urlate a pieni polmoni più di altre o se manifestate sui social networks. Tutti possono dire tutto e il contrario di tutto. E' un bene? E' la democrazia? Non lo so. Di certo, la libertà di espressione, che è un bene da salvaguardare ad ogni costo, non dovrebbe essere esente dal rispetto della persona, della sofferenza, della morte e, dunque, della vita. Perchè un ragazzino che tira cocaina dovrebbe permettersi di dare del "tossico" a chi si fa di eroina? Perché un adolescente che prende exctasy in discoteca dovrebbe sentirsi più pulito di chi fuma uno spinello? Che moralismo è? Alcuni si sono scagliati, forse per rabbia, contro la scelta dell'artista londinese perché hanno avuto un lutto in famiglia dello stesso tipo. Proprio per questo non si dovrebbe nutrire maggior comprensione, pena, vicinanza emotiva, empatia? No, si usa il cinismo: "Se l'è cercata...".
Per me è intollerabile che una morte valga più di un'altra, che si faccia la lista della spesa e si enumerino in maniera fredda e disumana i morti. Il decesso di una cantante così importante è stato subito strumentalizzato, perché causato dall'abuso di droga usata in cocktail con i superalcolici e i vari tranquillanti. In maniera indegna. E il gruppo di Forza Nuova si è subito distinto (vedi foto). Un coro unanime, o quasi, si è levato a giudicare sprezzantemente la vita della cantante, dicendo che, sì, se l'è meritato! Senza un filo di imbarazzo, senza una goccia di quella pietas già citata dai latini, ma anche di quella carità cristiana insegnataci al catechismo, che tende a vedere il nostro prossimo come noi stessi e soprattutto che "chi è senza peccato scagli la prima pietra". La mia impressione è che tutti si sentatno "senza peccato" e siano pronti a "scagliare la prima pietra", ma anche la seconda, la terza...Per nascondere le proprie debolezze, le proprie paure, con l'assunto sempre valido del "la miglior difesa è l'attacco"! Difesa da cosa?
A mio parere se si perde, non già per un evento catastrofico accadutoci nella nostra esistenza, o se non si è imparato ad avere rispetto per la vita e la morte, e per la sacralità che rivestono per il genere umano, quest'ultimo è destinato a scomparire dalla faccia della terra e ha fallito il proprio compito.
In queste frasi aggrassive nei confronti della povera artista ci vedo una voglia di esorcizzare la tragedia in ogni modo proprio perché è la tragedia che ci riguarda: le paure, le sofferenze, le debolezze sono quelle di tutti noi. Amy ha provato ad esprimerle ad un mondo sordo che l'ha lasciata morire, altri invece le reprimono, le nascondono, mettendosi vari tipi di maschere.
Chi con un po' di sensibilità a questo mondo non ha sofferto per amore o per la paura della morte, per un tradimento, per l'abbandono, per la delusione di un amico, perché ci sente brutte e poco amate, per la paura della vecchiaia, della solitudine? Chi non è depresso? Certo, si cerca sempre di reagire. E chi non ce la fa? Perché non dovrei rispettare chi non è riuscito a sopravvire alla propria sofferenza interiore? Che motivo avrei o che diritto avrei di deridere una decisione anche così terribile? Perché non dovrei provare pena? Ne sono capace?
Ognuno è libero di recitare la parte che più gli si addice, anche quella di ipocrita, ma non faccia il moralista o taccia, almeno, davanti alla morte.
Concludo con le parole del mio amico Nicola il quale ha replicato a chi provava a paragonare la morte di Amy con la tragedia di Oslo: "Sai che quando si ascolta e si ama un'artista, si instaura con lei un rapporto a due ? Come se fosse un tuo amico che canta la tua vita? Lo sai? Lo sai che non esiste strage che tenga confrontata alla morte di un amico?

1 commento:

nick london ha detto...

Biagio

per favore scrivi dei post + corti..ogni volta devo prendermi un giorno off per leggerli !