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giugno 29, 2017
giugno 20, 2017
giugno 11, 2016
Il terrazzo e le incognite
Gli interrogativi, ogni anno, sono sempre gli stessi.
Farò un buon raccolto di pomodorini?
Curiosità frenetica per il pomodoro sardo e nero di Crimea.
Riusciranno a sopravvivere quei pochi cachi che ancora resistono e che non sono stati spazzati via da tempesta, grandine e passerottini?
Durerà ancora qualche giorno il manto di falso gelsomino? È già grazie che sia sopravvissuto due settimane alle intemperie infinite di questi ultimi giorni.
Intanto il -resistente a tutto- bambù, dopo un inverno che sembrava averlo seccato e inevitabilmente compromesso, è esploso: evidentemente niente lo scalfisce. Neanche l'incredibile clima degli ultimi tre mesi. Così come il delicato acero rosso sembra non aver patito più di tanto.
Stendiamo un velo pietoso e rimaniamo fiduciosi ad aspettare gli sviluppi dei 5 ulivi come sempre fioriti al momento sbagliato, cioè proprio quando decide di piovere a dirotto. Che, a Torino, negli ultimi 3 mesi equivale a dire SEMPRE.
Lasciamo perdere albicocco, pero e susino: una sola piccola prugna verde fa capolino tra i rami.
Piantine di fragola ovunque: solo foglie però...
E ho detto tutto.
Questa è l'ironica cartella clinica del mio terrazzo. Prendiamola a ridere.
Penso però alle stesse ansie che deve provare chi di agricoltura ci campa.
Penso anche ai miei amici di Bari che mi parlano di verdura meravigliosa e frutta succosissima venduta ad un prezzo (per noi nordici metropolitani) ridicolo. Se pensiamo alla fatica e alle angosce del contadino, questi prodotti della terra dovrebbero costare oro. Per me poter mangiare un frutto naturale, privo di veleni, ha un valore inestimabile. Come direbbero loro: KTM!
Me ne rendo conto: fare il bio (come faccio io che non spruzzo niente sulle piante, che le lascio libere di vivere come vogliono loro, selvaticamente, solo con un po' di letame come concime...) è praticamente impossibile. Non si ha un raccolto dignitoso.
Credo che l'uomo, nei secoli, abbia imparato a domare la natura selvaggia che si ribella sempre e comunque, per poter sopravvivere.
Ma, in definitiva, io non ci capisco molto...
Sono sempre un abitante ignorante della città.







settembre 03, 2015
Spostamenti e scoperte
Non ci ho dormito stanotte: dovevo spostare il vasone-vasca del bambù a favore di finestra, in modo che potessi vederlo anche sdraiato sul divano. D'altronde non ho messo le tende proprio per ammirare la vegetazione del terrazzo anche da dentro.
Ho scoperto anche questi due meloncini.
Saranno zucche? Speriamo di no.

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