ottobre 29, 2013
ottobre 26, 2013
Cous cous vegan
Un piatto unico, semplice semplice, per noi single sempre a dieta affacendati tra il lavoro e la palestra, veloce da preparare. E anche iperproteico, ma "cruelty free". Perché no?
Ingredienti (quantità libere):
- Cipolla
- Aglio
- Sedano
- Carota
- Peperone rosso
- Peperone giallo
- Peperone verde
- Zucchina
- Tofu
- Fagioli (ammollati precedentemente e precotti, o, se si preferisce, in scatola)
- Ceci (ammollati precedentemente e precotti, o, se si preferisce, in scatola)
- Spezie per il cous cous
- Pomodori
- Una manciata di cous cous o bulgur di farro integrale (le verdure e gli ortaggi devono essere in maggioranza)
- Sale e pepe

- Cipolla
- Aglio
- Sedano
- Carota
- Peperone rosso
- Peperone giallo
- Peperone verde
- Zucchina
- Tofu
- Fagioli (ammollati precedentemente e precotti, o, se si preferisce, in scatola)
- Ceci (ammollati precedentemente e precotti, o, se si preferisce, in scatola)
- Spezie per il cous cous
- Pomodori
- Una manciata di cous cous o bulgur di farro integrale (le verdure e gli ortaggi devono essere in maggioranza)
- Sale e pepe
ottobre 16, 2013
Le favolose tavole edoardiane di Downton Abbey
Siamo arrivati alla terza puntata, della quarta stagione, del serial televisivo "Downton Abbey", osannato addirittura da Michelle Obama.
Un must da vedere tutto d'un fiato, soprattutto per chi intende imparare tutto sul servizio di sala e sulle mises en place dei tavoli.
Con l'ausilio di valletti, lacché, maggiordomi, cameriere, cuoche e aiutocuoche, va in scena l'aristocrazia post vittoriana, tra gioie e dolori, amori e invidie, nella grande magione di Downton. La gerarchia ferrea della servitù e il rispetto granitico delle regole sono il punto di forza della casa che si regge esclusivamente sull'aiuto del personale di servizio. Di più: vivono in simbiosi: la classe inferiore, che vive ai piani bassi, scimmiotta e copia il comportamento dei ricchi signori che vivono di sopra.
Downstairs e upstairs, come in "Gosford Park" (2001) di Robert Altman, film ispirante e punto di partenza della narrazione, sceneggiato da Julian Fellowes, lo stesso creatore e produttore della serie. Maggie Smith, già presente nel film di Altman nel ruolo della anziana zia Costance, riveste i panni della acidissima nonna, cinica e severa, ma, allo stesso tempo, anche amorevole e saggia.
La cura e l'attenzione per i particolari (dalle cucine alle stanze alle sale da pranzo) fanno di questo telefilm uno strumento fondamentale di approfondimento e di arricchimento professionale per chiunque intenda, un giorno, intraprendere la carriera alberghiera.
Come sempre da vedere rigorosamente in lingua originale, sottotitolato in italiano.
http://it.wikipedia.org/wiki/Et%C3%A0_edoardiana
Un must da vedere tutto d'un fiato, soprattutto per chi intende imparare tutto sul servizio di sala e sulle mises en place dei tavoli.
Con l'ausilio di valletti, lacché, maggiordomi, cameriere, cuoche e aiutocuoche, va in scena l'aristocrazia post vittoriana, tra gioie e dolori, amori e invidie, nella grande magione di Downton. La gerarchia ferrea della servitù e il rispetto granitico delle regole sono il punto di forza della casa che si regge esclusivamente sull'aiuto del personale di servizio. Di più: vivono in simbiosi: la classe inferiore, che vive ai piani bassi, scimmiotta e copia il comportamento dei ricchi signori che vivono di sopra.
Downstairs e upstairs, come in "Gosford Park" (2001) di Robert Altman, film ispirante e punto di partenza della narrazione, sceneggiato da Julian Fellowes, lo stesso creatore e produttore della serie. Maggie Smith, già presente nel film di Altman nel ruolo della anziana zia Costance, riveste i panni della acidissima nonna, cinica e severa, ma, allo stesso tempo, anche amorevole e saggia.
La cura e l'attenzione per i particolari (dalle cucine alle stanze alle sale da pranzo) fanno di questo telefilm uno strumento fondamentale di approfondimento e di arricchimento professionale per chiunque intenda, un giorno, intraprendere la carriera alberghiera.
Come sempre da vedere rigorosamente in lingua originale, sottotitolato in italiano.
http://it.wikipedia.org/wiki/Et%C3%A0_edoardiana
ottobre 07, 2013
Giornata Champagne 2013
Tutto pronto: lunedì 7 ottobre 2013, presso l'hotel "Principe di Savoia" di Milano si darà il via al consueto ed immancabile appuntamento (che si rinnova dal 2004) con lo champagne day, una giornata dedicata agli assaggi delle bollicine francesi. Solo ad invito rivolto agli addetti ai lavori: appassionati, addetti ai lavori, giornalisti, ristoratori ed enoteca.
54 maisons, tra griffe rinomate, ma anche nomi di cooperative e piccoli produttori di nicchia, rinfrescano tra cubetti di ghiaccio o pilé, frappeuses o seaux à glace e marquise centinaia di bottiglie: blancs de blancs, rosé, cuvées di prestigio, vintage.
In ordine sparso: Salon,Veuve Clicquot Ponsardin, Moet et Chandon, Lanson, Piper, Perrier Jouet, Pommery, Drappier, Charles Heidsieck.
Il mio collega Alessandro ed io, sempre onorati di prenderne parte.
54 maisons, tra griffe rinomate, ma anche nomi di cooperative e piccoli produttori di nicchia, rinfrescano tra cubetti di ghiaccio o pilé, frappeuses o seaux à glace e marquise centinaia di bottiglie: blancs de blancs, rosé, cuvées di prestigio, vintage.
In ordine sparso: Salon,Veuve Clicquot Ponsardin, Moet et Chandon, Lanson, Piper, Perrier Jouet, Pommery, Drappier, Charles Heidsieck.
Il mio collega Alessandro ed io, sempre onorati di prenderne parte.
settembre 25, 2013
"Il bar alle Folies-Bergères" (1881) - Edouard Manet
(Olio su tela, 93x130 cm; Londra, Courtauld Inst.Galleries)
Opera matura dell'artista Edouard Manet che solamente alla fine degli anni sessanta dell'ottocento si avvicinò alla pittura "en plain air", una delle ultime realizzate da Manet che morì dopo una lunga e dolorosa malattia nel 1883. Elementi di uno stile più propriamente impressionista emergono soprattutto dopo un'estate passata in compagnia di Renoir e Monet ad Argenteuil nel 1874. Precendentemente le sue opere erano caratterizzate da netti contrasti di parti chiare, luminosissime e parti scure e da un accentuato realismo delle figure, elementi che venivano criticati dagli ambienti accademici che definivano la sua pittura sfrontatamente volgare. Tutti elementi presenti in opere come "La colazione sull'erba" e "Olympia". Successivamente, dopo il soggiorno ad Argenteuil, Manet schiarì i colori della sua tavolozza, rendendoli più trasparenti e distribuendoli con pennellate più leggere. Ciò che tuttavia la pittura di Manet non avrebbe mai perduto- e in ciò sta la distanza dall'impressionismo di Renoir o di Monet- è il senso della costruzione, dell'equilibrio delle parti come possiamo notare in quest'opera. Nel "Il bar alle Folies-Bergères" la tecnica pittorica a tocchi molto liberi è impressionista, ma sono le geometrie della composizione con direttrici orizzontali (il bancone) e verticali (le colonne riflesse nello specchio) a conferire al dipinto una logica interna solida e puntuale.
Manet, che non volle mai aderire al gruppo impressionista per quanto intrattenesse rapporti con Monet e Cezànne, dipinge l’interno di un locale alla moda frequentato dalla borghesia parigina. Come ci introduce il pittore alle Follies-Bergères? In modo molto originale inquadrando una barista in piedi dietro il bancone che ci guarda. In realtà la donna sta volgendo lo sguardo malinconico verso un avventore con un cilindro che possiamo notare riflesso attraverso lo specchio che occupa tutto lo sfondo, sulla parte destra del quadro. Ed è proprio lo specchio l’espediente che ci proietta nel mondo luccicante della sala che viene riflessa alle spalle della barista.
L’interno del locale appare affollato e illuminato da grandi lampadari. Alcuni spettatori stanno assistendo allo spettacolo in corso, si possono notare infatti nella parte in alto a sinistra le gambe di una trapezista che si sta esibendo, mentre più in basso con i guanti verdi si nota una donna in prima fila con un tipico binocolo da teatro. Manet si sofferma anche sul bancone in primo piano arricchendolo con una natura morta di bottiglie, di fiori e di frutta. L’opera venne presentata al Salon parigino nel 1882. Manet era convinto che la sua arte, per quanto anti accademica, dovesse essere accettata per vie ufficiali. Per questo non partecipò mai alle esposizione promosse dal gruppo degli impressionisti.
(da: http://www.millequadri.it/ e https://www.facebook.com/1000quadri )
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