settembre 29, 2012

Orrori da evitare

Carciofo alla giudìa
Non so perché proprio oggi mi sia venuta in mente una recente prassi, assai irritante, che mi fa venire i brividi e mi predispone al vomito: l'abuso dei diminutivi.
Il più eclatante è certamente "attimino". Tuttavia mi vorrei soffermare sull'uso superfluo che se ne fa nel mondo culinario, e, più specificamente, quando ci si imbatte in questa cattiva abitudine, direttamente leggendo la carte al ristorante. Certo, non è il peggiore obbrobrio, ma contribuisce all'aumento di bile. Quali sono i modi di dire, gli errori comuni, gli strafalcioni di chi, per sentirsi figo, butta lì paroloni a caso, senza saperne il significato? Per chi, ovviamente, comprende la gravità dell'uso scorretto di taluni lessemi o espressioni linguistiche e si voglia correggere, vi è un'àncora di salvataggio; per chi, invece, presuntuosamente pensa di non sbagliare mai, non credo esistano speranze.
Tutti sbagliamo (qualche tempo fa lo scrissi nel post dal titolo: "http://cortigianerie.blogspot.it/2011/06/errare-humanum-est-perseverare-autem_14.html"), e di continuo, ma possiamo corregerci evitando di reiterare in maniera così fastidiosa e di frequente l'errore, facendolo magari passare come un vezzo tanto di moda. "Timballino, filettino, risottino..." sono solo alcune delle proposte di dimunitivo tanto in auge ultimamente.
Un'altra fastidiosa inclinazione di chi redige la minuta, forse arrivata al capolinea (speriamo), è quella di mettere l'articolo davanti alla sequenza delle pietanze. Non andava più bene scrivere solamente "Antipasti, Primi piatti, Secondi di pesce, ecc.", faceva troppo "povero", allora la tendenza degli ultimi anni è stata quella di anteporre l'articolo "Gli antipasti, I primi piatti, I desserts, ...". Inconcepibile.
Senza contare l'eccesso stucchevole degli aggettivi dimostrativi e possessivi: "La nostra zuppetta" e, in tv, descrivendo la preparazione di una piatto, "Prendiamo questa zucchina". Abominevole.
In questi ultimi anni, anche l'uso incondizionato dei puntini sembra riscuotere un certo successo, quasi a far venire l'acquolina in bocca ai commensali anticipatamente, solo leggendo la lista delle vivande e giocando, come fanno le spogliarelliste, sul "vedo/non vedo" di foscoliana memoria; Una rosa di strafalcioni potrebbe essere:

Andiamo a incominciare…
Non solo pizza…
I… nostri dolci
Gli stuzzichini che… sfiziano
… L’ultimo buchino
… E per digerire…
Insopportabile.

Infine, per darsi un tono, gli chefs-rockstar che tendono a spingere la creatività all'estremo: budini, vitelli tonnati, insalate russe diventano ricette di nuova concezione. Tanto da competere poi con il piatto classico o tradizionale che viene modificato nel nauseante "All'antica". Ed ecco allora il fiorire di termini fuori contesto: le pietanze diventano “declinate”, “scomposte”, “destrutturate”, “virtuali”e le preparazioni in forma di “soffi”, “nuvole”, “arie”, “ventagli”, “tramonti”, “idee”, “ombre”, “suggestioni”, “declinazioni”, “variazioni”.
Senza contare gli articoli (detestabili) davanti all'alimento che trasformano con arzigogoli lessicalmente barocchi una normale insalata in "Le confidenze dell'orto in gocce primaverili di agrumi" o un secondo piatto in "La scaloppa di asina incontra gli champignons trifolati e bagnati da un rivolo di ambrosia al Barbara". Non manca niente. Solo più le grammature e gli ingredienti, per completare la ricetta. Senza segreti; senza il gusto della scoperta. Tutto rivelato, fin dalle prime pagine, del menu.

Espressioni o intercalari per me disdicevoli sono anche:

- "Mentre invece" (o uno o l'altro)
- "Cucciolo" (Al rogo)
- "Mi vien da dire"
- "Lasciami dire"
- "Piuttosto che" (Usato in maniera erronea: "Ho comprato arance, piuttosto che limoni, piuttosto che mele").
- "Nel senso che"

Un mio limite è quello di, pur avendo lavorato per anni nei ristoranti e negli alberghi e conoscendo bene l'ambiente, (forse proprio per questo?) non amo molto mangiare fuori casa. Se capita, mi piacen frequentare locande, osterie, trattorie, dalla cucina semplice, tradizionale, regionale e genuina. Mangiare esperimenti di laboratorio alla Scabin o alla Ferran Adrià non mi attira per niente.
E' importante cercare di migliorarsi, e questo lo si fa semplicemente ammettendo i propri errori.

11/10/2012 Aggiornamento odierno:
Mi fa schifissimo, e credo sia "di ultima", il fondo del fondo, quando qualcuno chiama le sue cagnoline (o animali domestici in genere) "Le mie bambine".

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