aprile 08, 2011

Dentro la notizia



Torno ora da "La Stampa" con i miei compagni di università del corso "Newsmaking e linguaggio giornalistico", tenuto dal prof. (e anche giornalista del quotidiano torinese) Alberto Sinigaglia, grazie al quale abbiamo potuto fare una visita esclusiva. Ci siamo ritrovati tutti alle 22 nella sede di via Correggio per visitare la redazione e ci siamo spostati in un secondo tempo nello stabilimento di via Giordano Bruno per guardare le rotative, il giornale che intorno alle 23,30 stava per essere materialmente stampato e imballato.
Impossibile fare foto. Gravissimo! Per questo ne ho fatte alcune all'esterno del secondo edificio e al giornale ricevuto in regalo a fine visita. Ed è un vero peccato perché era tutto molto interessante da fotografare o anche da videoriprendere. Ma tant'è!
In un corridoio che ci portava in un open space con delle scrivanie sistemate a isola per permettere ai giornalisti di parlarsi da una parte all'altra, appesi al muro, alcuni quadri di prime pagine facevano bella mostra di sé.
Dalla prima pagina del primo numero della "Gazzetta piemontese" (così si chiamava in origine) del 9 febbraio 1867 ad altre prime pagine memorabili. Cambio di nome il 12 novembre 1918, "La Stampa". Altro cambio, "La nuova Stampa", il 6 giugno 1946. Di nuovo "La Stampa" il 5 ottobre '57. Prime pagine storiche: l'uccisione del giornalista Carlo Casalegno, l'elezione di Wojtyła, l'assassinio di Kennedy
.
Sono venuto a conoscenza di nuovi termini come menabò, lo schema della pagina, o timone, lo schema della pubblicità. Di altri che necessitano di un chiarimento più approfondito e di una ricerca su wikipedia come "manchette", sempre che si scriva così...Sì, si scrive così (il Sabatini-Coletti dice: "
manchette s.f. fr. (pl. manchettes); in it. s.f. (pl. orig.), 1 Nota in margine; postilla a lato della testata di un giornale, 2 Fascetta pubblicitaria sulla copertina di un libro• a. 1918").

La Stampa è il terzo quotidiano più letto d'Italia dopo il Corriere della Sera e di Repubblica, diffusione che avviene in maggioranza nel nord-ovest d'Italia, Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria.

Esiste un archivio completo nel caveau sotterraneo, che non abbiamo visitato, con tutte le copie dal 1867 ad oggi, mentre alla biblioteca Nazionale di Torino ve n'è uno incompleto. Tuttavia adesso è possibile consultare un archivio completo online, totalmente gratuito.
Nella conservazione delle copie, soprattutto per le più antiche, si inserisce un foglio di riso tra le pagine poiché l'amido rilasciato assorbe l'umidità, proteggendole.
L'archiviazione viene effettuato in tre modi: cartaceo, elettronico e con microfilm (ancora utilizzato perché finora sembra essere il più sicuro).
La carta utilizzata è prevalentemente norvegese e tedesca. Si usa carta proveniente dai paese scandinavi, anche dalla Danimarca; paesi scelti a seconda della convenienza economica. Non è, però, infrequente l'uso di carta italiana di Burgo o Fabriano.
Il materiale non è completamente vergine, né 100% riciclato, per un'ottima resa finale e per migliorare l'assorbimento dell'inchiostro. Vi lavorano circa 30 tecnici, i quali montano le lastre per le rotative o hanno "solamente" il compito, ancorché fondamentale, di effettuare controlli di manutenzione frequenti delle macchine per scongiurare intoppi o blocchi delle macchine. Di fatti, nella partenza e nel riavvio delle rotative si sprecano numerose copie, circa 200 alla volta, e che verranno mandate al macero. La carta riciclata non potrà essere riutilizzata per il giornale, ma servirà, ad esempio, come involucro delle bobine.
Le bobine devono avere la stessa grammatura, per evitare che le macchine si possano inceppare. Nello stabilimento di via Giordano Bruno arriva, tramite un sistema esclusivo dell'azienza, l'edizione del giorno verrà stampato su lastre di alluminio attraverso un sitema planografico e indiretto. Come si fa per lo sviluppo della fotografia, negativo/positivo. Le zone in cui l'inchiostro si fissa sono quelle scure, le parti bianche quelle in cui scivola via. La stampa è in quadricromia e servono 4 lastre per ogni coppia di pagina. Si utilizza, dunque, moltissimo alluminio. Per non causare eccessivo inquinamento, viene anch'esso riciclato per altro uso: cuki, impianti di aerazione, pentole.
3 torri di inchiostrazione; 12 metri al secondo è la velocità di stampa: ogni volta che si strappa la carta bisogna fermare tutto. La linea di distribuzione si chiama "carosello", una sorta di tapis roulant sul quale i pacchi vengono spinti e incanalati in aree di carico da parte dei camion, pronti per la distrubuzione. Sulla sommità del pacco viene apposto un foglio, "piazzetto", col nome del destinatario.
Altre cifre ragguardevoli: 80 bobine al giorno, circa 19 km di carta, a 600 euro a bobina, vale a dire 50 mila euro al giorno, esclusi inchiostro, alluminio e mano d'opera. Per un totale di 150 mila euro, spicciolo più spicciolo meno. La tiratura media del quotidiano di Torino è di 300 mila copie in media, cioè 300 mila euro. Se pensiamo ancora agli stipendi del personale, dei giornalisti, dei redattori, dei caporedattori, dei direttori e dei vice, alle spese degli inviati, arriviamo pari pari. Beh, certo c'è la pubblicità. Molta. Non può superare il 47%, grazie a Dio! Certamente non più del 50% (sic!). Ah, poi ci sono i finanziamenti pubblici...









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