giugno 11, 2016

Il terrazzo e le incognite

Gli interrogativi, ogni anno, sono sempre gli stessi.
Farò un buon raccolto di pomodorini?
Curiosità frenetica per il pomodoro sardo e nero di Crimea.
Riusciranno a sopravvivere quei pochi cachi che ancora resistono e che non sono stati spazzati via da tempesta, grandine e passerottini?
Durerà ancora qualche giorno il manto di falso gelsomino? È già grazie che sia sopravvissuto due settimane alle intemperie infinite di questi ultimi giorni.
Intanto il -resistente a tutto- bambù, dopo un inverno che sembrava averlo seccato e inevitabilmente compromesso, è esploso: evidentemente niente lo scalfisce. Neanche l'incredibile clima degli ultimi tre mesi. Così come il delicato acero rosso sembra non aver patito più di tanto.
Stendiamo un velo pietoso e rimaniamo fiduciosi ad aspettare gli sviluppi dei 5 ulivi come sempre fioriti al momento sbagliato, cioè proprio quando decide di piovere a dirotto. Che, a Torino, negli ultimi 3 mesi equivale a dire SEMPRE.
Lasciamo perdere albicocco, pero e susino: una sola piccola prugna verde fa capolino tra i rami.
Piantine di fragola ovunque: solo foglie però...
E ho detto tutto.
Questa è l'ironica cartella clinica del mio terrazzo. Prendiamola a ridere.
Penso però alle stesse ansie che deve provare chi di agricoltura ci campa.
Penso anche ai miei amici di Bari che mi parlano di verdura meravigliosa e frutta succosissima venduta ad un prezzo (per noi nordici metropolitani) ridicolo. Se pensiamo alla fatica e alle angosce del contadino, questi prodotti della terra dovrebbero costare oro. Per me poter mangiare un frutto naturale, privo di veleni, ha un valore inestimabile. Come direbbero loro: KTM!
Me ne rendo conto: fare il bio (come faccio io che non spruzzo niente sulle piante, che le lascio libere di vivere come vogliono loro, selvaticamente, solo con un po' di letame come concime...) è praticamente impossibile. Non si ha un raccolto dignitoso.
Credo che l'uomo, nei secoli, abbia imparato a domare la natura selvaggia che si ribella sempre e comunque, per poter sopravvivere.
Ma, in definitiva, io non ci capisco molto...
Sono sempre un abitante ignorante della città.