novembre 26, 2015

I piatti del Giolitti al concorso "Città del riso" (VII edizione)













Aggiornamento ore 22:30: abbiamo vinto il premio per miglior secondo piatto! Complimenti ai ragazzi e a Claudio Morra.

Concorso Città del riso (VII edizione) - Isola della Scala (Vr)

I ragazzi hanno terminato le operazioni e la giuria è pronta ad assaggiare.
Gli scatti della mattinata di preparazione:














Amarone



Nome: 

Amarone della Valpolicella è un vino rosso passito a DOCG prodotto esclusivamente nella Valpolicella in provincia di Verona.

Denominazione: D.O.C.G (30/11/2011)

Vitigno:
*Corvina veronese (sinonimi: Cruina o Corvina) 45% - 95%;
  • Corvinone che può sostituire il precedente nella misura massima del 50%;
  • Rondinella: 5% - 30%

Gradazione alcolica: 14%

Analisi organolettica:
  • granato;
  • odore: caratteristico, accentuato; di frutta matura, confettura di amarena e di lamponi. In quelli più invecchiati si possono percepire anche sentori di muschio e di catrame, quest’ultimo in gergo tecnico detto di goudron.
  • saporepieno, vellutato, caldo;
Temperatura di servizio: 18/20 gradi

Mariage: 
Perfetto con i cibi dell’autunno e dell’inverno, come brasati, stracotti, spezzatini, arrosti, soprattutto di selvaggina. Grande rosso che può essere accompagnato a piatti "importanti" quali selvaggina e carni arrosto, ed anche a salumi, formaggi stagionati e ai piatti tipici della tradizione quale "pasta e fasoi" e lo stesso risotto all’Amarone. Anche bevuto da solo è un degno finale di un pasto serale o può essere il compagno di una piacevole meditazione.

Storia:
Il nome di questo rosso veronese strutturato, Amarone, deriva dalla parola “amaro”, adottata per distinguerlo dal dolce del Recioto della Valpolicella da cui ebbe, seppure involontariamente, origine.
Il nuovo epiteto Amarone per indicare il Recioto Amaro o Recioto Secco nasce nella primavera del 1936 nella Cantina Sociale Valpolicella, al tempo con sede presso Villa Mosconi ad Arbizzano di Valpolicella, ad opera del capocantina Adelino Lucchese, palato e fiuto eccezionali che, grazie al fortunato ritrovamento di una botte di recioto dimenticata in cantina e spillando il Recioto Amaro dal fusto di fermentazione, uscì in una esclamazione entusiastica: “Questo non è un Amaro, è un Amarone”. 
Di "vino amaro" si parlava fin dai tempi di Catullo nel Carme n. 27 (49 circa a.C.) reclama “calices amariores” (bicchieri più amari). Ma ben altri documenti ne danno testimonianza.
Cassiodoro, nei primi anni del V secolo, ricerca l’Acinatico della Valpolicella, rosso e bianco per la mensa del re ostrogoto Teodorico: si ritiene che fosse un "recchiotto amaro", scrive G. B. Peres nel 1900, opinione coincidente con quella del Panvinio, che nell’Acinàtico di Cassiodoro riconosce il Rètico di Augusto e del Sarayna (1543) che parla dei vini della Valpolicella "neri, dolci, racenti e maturi".
Tracce della predilezione per questo vino e per le uve che lo producono si ritrova anche nell'Editto di Rotari che stabiliva pene molto severe per chi arrecava danno alle viti e multe salate per chi rubava i grappoli. Per gli anni successivi al 1000 d.C. vi è traccia di alcuni atti d'acquisto e vendita di vigneti nella zona di produzione di "Amarone della Valpolicella", anzi il vino è considerato al pari del denaro per pagare i diritti feudali. Nei secoli successivi prosegue la presenza di "Amarone della Valpolicella" nei documenti ufficiali e negli scritti degli umanisti. Un estimo del 1503 attesta che la zona di produzione di "Amarone della Valpolicella" era una valle ricca e famosa grazie ai suoi vini. Fama che è continuata sino all'epoca illuministica quando Scipione Maffei in un importante testo ha proposto la dizione "amaro" per indicare il vino «d'una grazia particolare prodotto in Valpolicella».
Ma forse più di ogni altro vale il giudizio emesso da assaggiatori francesi a Parigi nel 1845 su una partita di vino "Rosso Austero Costa Calda" di San Vito di Negrar vecchio di 11 anni: "Supremo vino d’Italia... preferibile a diversi Bordeaux ed Hermitage".


Tratto da: Wikipedia

Cartizze

Nome: Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene Superiore di Cartizze


Denominazione: D.O.C.G (02/04/1969)

Vitigno: Glera 100% (già Prosecco)

Gradazione alcolica: 11%

Analisi organolettica:
  • colore: Colore giallo paglierino.
Spuma fitta e perlage fine e persistente.
  • odore: Ampio ed intenso con note di mela, albicocca, pera e rosa.
Armonico ed elegante con aromi di grande freschezza.
  • sapore: Armonico ed elegante, di grande morbidezza e freschezza.
Fruttato ricco, con buona pienezza e lunghezza, coerente con i profumi.
Temperatura di servizio: 6/8 gradi

Mariage: vino da tutto pasto;  particolarmente indicato con primi piatti non eccessivamente elaborati e secondi di pesce.

Storia:
Un'ipotesi accreditata sembra essere quella che fa derivare il nome Cartizze da "gardiz o gardizze", espressione locale che indica i graticci usati per l'appassimento delle uve. Nella zona del Cartizze infatti, l'uva viene vendemmiata tardi, quando mostra i primi segni di appassimento naturale. Ciò conferisce al vino una concentrazione di aromi e sapori di intensità inusuale. Altra ipotesi fa derivare la denominazione "cartizze" dall'appellativo dialettale che sta ad indicare l'involucro della pannocchia, detto appunto "cartiza".
L'uva, pronta per la vendemmia, veniva avvolta grappolo per grappolo nelle "cartize", per aumentare il tasso zuccherino dell'uva. Il vino così ottenuto, il Cartizze appunto, era quindi un vino da dessert, più vicino al Picolit o ai Passiti. Questa tipologia era molto apprezzata agli inizi del secolo. Con l'ultimo dopoguerra il gradimento per i vini dolci ebbe un crollo, fino ai giorni nostri, dove allo spumante viene richiesto pochissimo zucchero e un colore "scarico". 


Modifica



novembre 02, 2015

Mise en place "Green & Butterflies" per Gados

Mise en place "Green & Butterflies" per la cena G.a.d.o.s. Onlus (Gruppo assistenza per le donne operate al seno) presso l'Istituto professionale alberghiero "Giolitti" di Torino.
Specchi, vasi in vetro, candele, biglie verdi, vasi colorati con ficus benjamina, foglie di pennissetum e farfalle colorate di carta.