aprile 22, 2013

Che epoca terribile quella...

Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi 

 

(William Shakespeare) 

aprile 20, 2013

20/04/'13: giorno nero per la democrazia

Oggi è stato rieletto per la seconda volta il 12° Presidente della Repubblica: Giorgio Napolitano
Non era mai successo nella storia della nostra nazione.
Consultare l'elenco dei presidenti su: http://it.wikipedia.org/wiki/Presidenti_della_Repubblica_Italiana
E in tutta fretta. In Italia si invoca spesso la straordinarietà del momento e l'urgenza per salvare il paese quando si devono fare magagne ai margini della legalità, ma non si era mai arrivato a tanto. Almeno, dal '45 ad oggi.
Sono stato il primo a gridare al golpe ieri, tranne poi verificare, da un sondaggio de "L'Espresso", che non ero il solo.
Ovviamente è un termine forte, esagerato, che verrà strumentalizzato dai mezzi di informazione nei prossimi giorni e che spiegheranno con tutti gli esponenti politici riuniti in coro che è stato fatto in maniera democratica e che chi inneggia al "colpo di Stato" è un eversivo irresponsabile proprio in un momento così grave e delicato per il Belpaese, bla bla bla...Da noi non avviene un ribaltamento della democrazia con le armi o con la forza militare: sarebbe troppo rischioso e il popolo capirebbe immediatamente, fino ad avere un moto di ribellione. Si preferisce una dittatura morbida in cui i vecchi oligarchi, appoggiati dai nuovi eletti in Parlamento, mantengono (e fanno mantenere) i privilegi di sempre. Un"colpettino" di Stato, un gesto leggero, spiegabile a quei cittadini che accettano tutte le scelte che vengono loro proprinate, che per un motivo o per l'altro non si interessano molto, che delegano, che non partecipano attivamente alla vita politica: gli "indivanados", come vengono  ironicamente chiamati i nostri "indignados", comodamente seduti sul sofà, telecomando alla mano e televisione accesa; quelle persone narcotizzate dal tubo catodico, troppo pigre per scollarsi dal divano, accendere un pc ed informarsi in rete, o semplicemente perché, magari, dopo una giornata di duro lavoro alienante, giustamente, non si ha molta voglia di farlo. Una vita depressa -un cane che si morde la coda- ci si indigna e ci si arrabia, ma non si sa per cosa.
La casta si autoalimenta, vive di se stessa, fa di tutto per non scomparire; il sistema reagisce agli attacchi del M5S e di quei cittadini stanchi ormai di fare sacrifici per tirare avanti mentre un nugolo di privilegiati, non solo appartenenti direttamente alla classe politica a dire il vero, diventa sempre più arrogante e presuntuoso. Con l'ausilio di giornali e televisioni compiacenti. La casta non è solo quella politica, ma sopravvive grazie e soprattutto a quella giornalistica. Se siamo 57°, tra il Botswana e Niger, nella classifica della libertà di stampa, un motivo ci sarà. Appoggia questo sistema perché ne fa prepotentemente parte. Morto questo, fallirebbe di conseguenza.
E' anche molto semplice smascherare questo teatrino: si fa finta di criticare, di dare giudizi, di essere liberi e di esprimere automamente una critica, ma si rimane sempre sulla superficie. Non ci si addentra quasi mai nella sostanza. Così fanno i politici nei talk show; si azzuffano fintamente in scaramucce patetiche in cui dimostrano di avere idee differenti e progetti alternativi per salvare il paese, riempiendosi la bocca di paroloni come solidarietà, giustizia, uguaglianza e, non ultima, libertà. In malafede.
Golpettini dicevamo, piccoli gesti al limite della democrazia. Non contro la democrazia. Al limite. In maniera che la realtà si possa giudicare da due versanti differenti, fintamente opposti, fare il talk show appunto, contrapporsi in fazioni. Da sempre. Non ci siamo mai ripresi. Siamo rimasti comodamente un paese medievale: vassalli, valvassori, valvassini e servi della gleba. Il rosso e il nero. Guelfi e Ghibellini. Da tifoseria calcistica. In cui tutto sfuma incomprensibilmente. La verità non interessa più a nessuno e la memoria è corta.
Il Vaticano, non manca mai, viene in aiuto in extremis per salvare l'Italia (in questo caso un paese straniero che dà l'estrema unzione ad un altro...) e convince Monti, Bersani, Berlusconi (se anche Silvio diventa un suo tifoso ci sarà un perché) e Maroni a salire al Colle e convincere Napolitano che nel giro di pochissime ore, accetta.
Ma cosa aveva detto circa una settimana prima?


“Farmi rieleggere? Una non soluzione”
 Il trasloco dal Colle di Napolitano. L’ultima domenica da presidente
tra scatoloni e riflessioni sul futuro
MARIO CALABRESI
Gli scatoloni con le carte, la corrispondenza e i libri, i tantissimi libri di cui Giorgio Napolitano si circonda e che ama annotare e tenere sulla scrivania, sono già partiti verso la prossima destinazione: lo studio a Palazzo Giustiniani, casa dei senatori a vita, dei presidenti emeriti della Repubblica.
Un trasloco definitivo, senza possibilità di ritorni, mentre già escono volumi che tentano un bilancio del settennato.

Eppure le pressioni si moltiplicano in queste ore per cercare di convincere il Capo dello Stato ad accettare un prolungamento, a restare al suo posto ancora per un anno o due. Richieste che vengono risolutamente rispedite al mittente: «Ora ci vuole il coraggio di fare delle scelte, di guardare avanti, sarebbe sbagliato fare marcia indietro».

Nonostante i faccia a faccia di questa settimana i partiti non riescono a trovare un nome, a identificare una figura credibile, e di garanzia per tutti, che possa sedere al Quirinale per i prossimi sette anni, così si cerca una soluzione di comodo, che l’attuale inquilino però rifugge come «una non soluzione».

In un Paese in cui nessuno vorrebbe lasciare la poltrona Napolitano invece si ritrae, invita a non attribuire «valenze salvifiche» alla sua persona e anzi vive con ansia, quasi con angustia, le continue pressioni. Pressioni che non accetta, specie se accompagnate da una sorta di richiamo a un dovere morale. Il Presidente è certamente grato per tutti i riconoscimenti che gli vengono tributati ma considera il mandato concluso - «tutto quello che avevo da dare ho dato» ripete - anche perché conosce perfettamente la fatica del ruolo, sente il peso degli sforzi fatti e ricorda che a giugno compirà 88 anni.

Per chi ha lavorato per cercare di fare dell’Italia un Paese normale è incomprensibile che non si possa dare una successione ordinata a una scadenza istituzionale prevista, come se non ci fosse nessuno idoneo al compito. C’è poi un’allergia alle «soluzioni pasticciate», a quelle che all’estero definirebbero immediatamente «soluzioni all’italiana», cioè a inventare un prolungamento non previsto dalla Costituzione. Il mandato è di sette anni, ma vale la pena raccontare come siano stati in molti a prospettare una rielezione per un tempo più breve, lasciando all’inquilino del Colle la libertà di decidere poi quando dimettersi. Non è mai successo nella storia della nostra Repubblica e Napolitano non intende certo rompere la regola, ma i più tenaci non demordono sottolineando che viviamo tempi particolari in cui perfino un Papa ha dato le dimissioni in anticipo. «Ma è un esempio che non calza per nulla - ha replicato il Presidente –, perché per un papa non esiste scadenza e così nemmeno anticipo», mentre qui tutto è codificato con chiarezza.

Non basta, ci sono ragioni di principio, di linearità e probabilmente non mancherà anche quel filo di amarezza per non essere stato ascoltato alla fine della scorsa legislatura, quando ha sollecitato mille volte i partiti a non buttare via le intese sulle riforme e a cambiare la legge elettorale. Se gli avessero dato ascolto oggi la situazione sarebbe di certo meno ingarbugliata e difficile.
Così siamo arrivati all’ultima domenica al Quirinale per Giorgio Napolitano, il prossimo fine settimana potrebbe essere già stato eletto il suo successore, nel congedo non ci sono rimpianti perché a prevalere è la convinzione di aver fatto tutto il possibile per tenere in piedi il Paese: il lavoro dei saggi è stato il tentativo «di dare una conclusione seria» al percorso nel momento in cui ci si è trovati di fronte a un muro.

Il Presidente va via senza che si sia formato un nuovo governo, con un termine di mandato «particolarmente impegnativo e faticoso» perché due giri di consultazioni hanno sempre dato lo stesso risultato, confermando posizioni inconciliabili, e perché mandare Bersani davanti alle Camere senza la garanzia di una fiducia sarebbe stato non solo un rischio troppo grande ma anche un azzardo che qualcuno non avrebbe esitato a definire un golpe.
L’alternativa di un governo del Presidente, una soluzione simile a quella trovata nel novembre del 2011 con Monti per evitare una precipitazione drammatica, oggi non è più possibile. Tutto è cambiato, non c’è più un Mario Monti dietro l’angolo e forse l’unica cosa su cui tutti, ma proprio tutti – da Grillo a Berlusconi, da Monti a Bersani - sono stati d’accordo nei colloqui al Quirinale è che ci vuole un governo politico con un eletto a guidare il governo.

Il Presidente ha sotto gli occhi il film dell’ultimo mese e resta convinto che i saggi siano «stati l’ultimo contributo possibile», un contributo che «non andrebbe buttato via» perché ha dimostrato che un dialogo è possibile anche tra persone molto diverse tra loro, che «esistono occasioni di collaborazione» che andrebbero colte al volo. Ma certi processi politici non possono essere imposti da nessun Presidente, spetta ai partiti decidere se collaborare e in che forme e ora toccherà al successore di Napolitano riprendere il filo e trarre le conclusioni di questa fase convulsa.

Al successore, non più a lui, che ora chiede solo di essere protetto da pressioni indebite e ripete di non essere disponibile a soluzioni di comodo apparentemente facili ma poi confuse e pasticciate.
Per la politica è il tempo di avere coraggio, di prendere responsabilità e scegliere. Per Giorgio Napolitano è il tempo del commiato, del ritorno alle aule parlamentari, ai libri, alla musica classica e alla vita privata.
E’ già tutto pronto, tutto è stato ordinato, catalogato e trasferito, restare o peggio tornare indietro «sarebbe ai limiti del ridicolo». 

Il dietrofront più veloce della Storia. Un atto inconsueto. Incoerente.
Giorgio Napolitano non è il mio Presidente della Repubblica, sappiatelo.
Non mi sono chiari troppi passaggi, è tutto troppo torbido per me. Illuminiamoci attraverso la Costituzione italiana, vediamo cosa dice l'artico 84,  in merito:
"L'ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica".
 L'articolo 85:
"Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni.
Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.
Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica".

Nella Carta costitutiva della nostra nazione vi è scritto espressamente "Nuovo". Io credo fermamente che lo scopo di questo aggettivo inserito in quel punto dai padri costituenti  a garanzia di un ricambio, lo penso fortemente. Non è stato messo a caso, anzi ogni termine ha una sua importanza fondamentale. L'Italia usciva dopo un ventennio fascista e un passato monarchico durato 85 anni e si voleva evitare un periodo di "regno" troppo lungo. Un settennato era sufficiente a garantire il paese, non 14 anni. Alcuni chiamano Napolitano "re Giorgio", non a casa. Ha accettato per il bene del paese. Ad 88 anni. Tra 7 anni avrà 95 anni. Un presidente per il cambiamento. E' possibile che gli sia sfuggito questo aspetto, essendo egli il garante uscente della Costituzione? Difficile. Di sicuro è un gesto straordinario. Inedito. E' l'accanimento terapeutico, per arginare e combattere i cittanini all'interno delle istituzioni. Hanno paura che i loro scheletri nell'armadio vengano alla luce. Ma mi sa che è troppo tardi. Ormai 163 cittadini sono dentro il Parlamento. I partiti dovranno fare i salti mortali per nascondere gli inciuci.
Pur di non votare un presidente gradito al popolo, Rodotà, la casta partitica ha fatto i salti mortali con voli carpiati, senza spiegare peraltro perché un esponente storico della sinistra non andasse bene. Perché no Rodotà? Troppo laico? Non piace ai cattolici? Eccoli, di nuovo: i cattolici, la Chiesa, il Vaticano, il medioevo. Siamo sempre lì. Ma per le dimissioni di Ratzinger e l'elezione del nuovo papa Francesco, qualcuno ci ha interpellato? No. Allora perché questa forte ingerenza nella vita repubblicana? Sono quesiti difficilmente spiegabili con la logica. Forse con lo Spirito Santo...
Scollamento totale tra il popolo e gli eletti in Parlamento. Un presidente eletto col 54% al primo mandato, riceve oggi un vero plebiscito col 74%. Quando la paura fa novanta...
Non preoccupandosi se nessuno lo vuole, se tutti i giorni si suicida qualcuno, se la disuguaglianza sociale è sempre più accentuata.
Lontani sembrano gli echi delle parole di un amatissimo capo di Stato quale fu Pertini:
« Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. [...] Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero. [...] »

Un altro ex Presidente della Repubblica si è espresso in passato sul tema "rielezione", Carlo Azeglio Ciampi, il 3 maggio del 2006, faceva pubblicare la seguente nota del Quirinale:
«Confermo la mia non disponibilità a candidarmi per un secondo mandato. Nessuno dei precedenti nove presidenti della Repubblica è stato rieletto. Ritengo che questa sia divenuta una consuetudine significativa. È bene non infrangerla. A mio avviso, il rinnovo di un mandato lungo, qual è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato».
Elevata figure istituzionali e grandi uomini. Come ce ne sono stati pochi in Italia.

Di ben altro profilo i "nostri" vecchi politici: hanno governato insieme un anno, si sono scannati in campagna
elettorale ed ora inciuciano tra loro come se niente fosse.
E' inspiegabile, oltreché vergognoso. Sono scelte che vanno oltre l'umana immaginazione, oltre la normale logica, che non sia quella di poteri forti, più o meno occulti, più grandi di noi, che ci manovrano e ci fanno fare quello che vogliono loro. Magari con la parvenza che siamo noi a scegliere il nostro futuro.
Sono andati in quattro, dicevo, a "pregare" l'ex presidente di rimanere. Mancava il M5S (25% dell'Italia, circa 8 milioni di votanti).
Ma soprattutto mancava quel 25% di non votanti. Non nascondiamoci una cosa: un paese è medievale non per costrizioni esterne (almeno non solo...), ma per scelta diretta. Una nazione in cui l'analfabetismo è così elevato è più facile da governare, da tenere a bada. Ci sono tra questi "non-votanti" dei semianalfabeti che non sanno chi sia Napolitano, che non sanno cosa sia il Quirinale, che disconoscono la suddivisione del Parlamento in due camere, che ignorano il significato di Montecitorio e Palazzo Madama, che non conoscono i fondamentali articoli della Costituzione come punto di partenza per essere dei veri cittadini. Dei civis. Dei civili appunto, appartenenti alla comunità e non un peregrinus (lo straniero fuori città), o, come verrà chiamato successivamente, un barbaro.
L'analfabetismo è la condizione che più si avvicina a quella di animale.


Ps: Tra i tanti meriti di re Giorgio, ne veniamo a conoscenza nella puntata di Report del 21/04/'13, ha anche quello di aver nominato Bashar al Assad (dittatore siriano), al pranzo di Stato, Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran cordone al merito della Repubblica italiana. Benemerenza tolta nel 2010.

Un aspetto positivo questa vicenda la ha: risparmieremo sulle nuove foto negli uffici pubblici che non andranno cambiate...

aprile 18, 2013

Mai Coca-Cola

di Alberto Fatticcioni
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Spesse volte succede che le persone pensano di bere ed invece stanno mangiando. Questo è quello che succede quando per dissetarsi ci si basa su bevande a base di cola, aranciate varie, te e succhi di frutta. Se avete sete bevete acqua, nessuno si merita di ingrassare o di prendere il diabete solo per dissetarsi. Bevete acqua, in abbondanza, questo liquido meraviglioso è il nostro principale costituente e non nuoce mai alla salute.
Molti di coloro che si rivolgono a me per dimagrire non mangiano troppo, trovano solo delle calorie futili in bevande che sono totalmente inutili. Prendiamo l'esempio della Coca-Cola, 100 ml di Coca-Cola apportano 42 Kcal e contengono 10,6 g di zuccheri, 0 di grassi. Ma per gli amanti della soluzione più sopravvalutata del secolo che ci vuole a bere 1 l di Coca-Cola al giorno? Qualcuno ne beve anche di più... ma se volete un consiglio non bevete bevande che non siano acqua. Un litro di Coca-Cola apporta 420 Kcal con i suoi 106 g di zuccheri; un litro di Coca-Cola è un pasto, un pasto inconsapevole, un pasto triste, un pasto innaturale, un pasto vuoto (privo di minerali, vitamine, proteine, grassi salubri etc...) ma può essere considerato a tutti gli effetti un pasto.
Forse non sarà lo spauracchio nutrizionale a convincervi di non bere più bevande in lattina, ma almeno fatelo per salvaguardare il pianeta. Vi siete mai chiesti che cosa stia dietro ad una semplice lattina di Cola? Riporto un analisi, tratta dal meraviglioso libro "Capitalismo Naturale" di P. Hawken A. Lovins e L.H. Lovins, sull'impatto ambientale che una semplice lattina di cola inglese ha sul nostro pianeta:

"La fabbricazione della lattina è ben più costosa e complicata di quella della bevanda che contiene: la bauxite viene estratta in Australia, poi trasportata a uno stabilimento chimico dove un procedimento che dura circa mezz'ora riduce una tonnellata di bauxite in mezza tonnellata di ossido di alluminio. Quando è stata accumulata una quantità sufficiente del composto, essa viene caricata su un enorme container adibito al trasporto di minerali e spedita in Svezia o in Norvegia, dove le centrali idroelettriche forniscono energia a basso costo. Dopo aver viaggiato per un mese attraverso due oceani, il materiale solitamente resta per un paio di mesi in una fonderia. Qui, con un procedimento di due ore per ogni mezza tonnellata di ossido di alluminio, viene trasformata in un quarto di tonnellata di alluminio, in blocchi di dieci metri di lunghezza. Dopo circa due settimane questi vengono trasportati agli stabilimenti di laminazione in Svezia o in Germania. Ogni blocco viene riscaldato a quasi 500 gradi centigradi e compresso fino a raggiungere uno spessore di tre millimetri. Le lamine vengono arrotolate in rulli di dieci tonnellate ciascuno e inviate a un deposito e successivamente a uno stabilimento di laminazione a freddo, nello stesso paese o all'estero, dove vengono ulteriormente compresse fino a uno spessore di dieci volte inferiore, e sono finalmente pronte per la fabbricazione. L'alluminio approda a questo punto in Inghilterra, dove le lamine vengono tagliate e modellate in forme di lattine, che a loro volta vengono lavate, asciugate, trattate con una colorazione di fondo alla quale poi si sovrappone la serigrafia. I passaggi successivi sono la laccatura, la bordatura (a questo punto le lattine sono ancora prive della loro superficie superiore), il trattamento dell'interno con un rivestimento protettivo che impedisca al liquido di corrodere il metallo e il controllo.
Le lattine vengono sistemate su pallet, quindi trasportate da un carrello elevatore e immagazzinate; poi partono per lo stabilimento di imbottigliamento, dove vengono nuovamente lavate e riempite con la bevanda fatta di acqua, sciroppo aromatizzato, fosfato, caffeina e anidride carbonica. Lo zucchero proviene dalle coltivazioni di barbabietola della Francia, ed è anch'esso sottoposto a trasferimenti e a varie fasi di lavorazione. Il fosforo viene dall'Idaho, dove si estrae da profondi pozzi aperti, con un procedimento che porta in superficie anche cadmio e torio radioattivo. In una giornata, la compagnia mineraria consuma la stessa quantità di elettricità di una città di 100.000 abitanti, per portare il fosfato al livello qualitativo adatto agli usi alimentari. La caffeina viene trasferita dallo stabilimento chimico di fabbricazione agli stabilimenti inglesi che producono lo sciroppo. Le lattine piene vengono sigillate con lamine di alluminio al ritmo di 1.500 al minuto, confezionate in cartoni stampati con gli stessi colori e decorazioni. Il cartone dei contenitori è fatto con polpa di legno fornita dagli alberi di un bosco svedese o siberiano, o delle foreste vergini della Columbia Britannica, abitate da orsi, lontre e aquile. Dopo essere state risistemate sui pallet, le lattine partono verso i distributori locali e dopo breve tempo verso i supermercati dove solitamente una lattina viene acquistata nel giro di tre giorni. Il consumatore compera i suoi 33 centilitri di acqua zuccherata, colorata con il fosfato, infusa con la caffeina e aromatizzata con il caramello.
Berla richiede pochi minuti, gettar via la lattina giusto un secondo. In Inghilterra i consumatori buttano l'84% delle lattine, il che significa che il tasso di eliminazione dell'alluminio calcolati gli scarti di produzione è dell'88%.
Gli Stati Uniti ricavano tuttora tre quinti dell'alluminio dai giacimenti di materia prima, con consumi energetici venti volte superiori a quelli necessari per il riciclo, e gettano via un quantitativo di alluminio che sarebbe sufficiente a rimpiazzare ogni tre mesi l'intera flotta aerea civile."

Leggendo il libro "Moltitudine Inarrestabile" di P. Hawken mi si è acceso anche un campanello di allarme sulla qualità degli ingredienti utilizzati, infatti si legge:
"nel 2003, il Center for Science Environment (CSE), un istituto non profit di Nuova Delhi, pubblicò le analisi di alcune bevande analcoliche popolari (fra cui Coca Cola e Pepsi), dimostrando che esse contenevano livelli di pesticidi, fra cui DDT, lindano e malation, da 11 a 70 volte superiori rispetto a quelli fissati dagli standard UE per l'acqua potabile". Siamo certi della sicurezza alimentare di tutte le materie prime utilizzate per le varie bevande?

Vi ricordo inoltre gli ingredienti della Coca-Cola: acqua, zucchero, anidride carbonica, colorante E 150d, acidificante acido fosforico, aromi naturali, caffeina. Tutto sembra tranne una innocua bevanda.

Io uso la Coca-Cola (senza berla), solo quando ho le placche alla gola, con qualche gargarismo uccido gran parte dei batteri che hanno provocando l'infezione. Per me la Coca Cola non è una bevanda ma un farmaco da usare con cautela evitandone l'ingestione.   

www.albertofatticcioni.com


Questo argomento lo avevo sentito durante lo Tsunamitour
"La coca cola che bevete - spiegava Grillo - si fa con l’alluminio, l’alluminio con la bauxite. Dalla Svezia va in Inghilterra, e poi c’è la coca e il fosforo alimentare che arriva da un unico posto al mondo, in Idaho negli Usa, e questa coca viaggia sei mesi in nave, due in camion per arrivare al supermercato, dove sta due giorni, la bevi e la butti via. Questo è il nostro sistema: quella coca, se il mercato raccontasse la verità, dovrebbe costare 100 euro. Dobbiamo pensare a un’economia diversa. Dobbiamo avere meno lavoro, ma per tutti. Se guardate il Pil, un terzo del nostro Pil è fatto con un lavoro malfatto, tutte cose che crollano. E un altro terzo rifà le cose che crollano. Dobbiamo allora tassare queste cose, toglierle dal lavoro e metterle a chi spreca lavoro e energia. Il futuro è leggero”.

 

aprile 17, 2013

La lettura, un’evasione? No, uno sconto di pena…

Non è una battuta, la notizia è dell’inizio dell’estate, ma con la difficoltà a pescare in rete #buonenotizie mi è capitata sotto gli occhi solo oggi. L’idea è della presidente brasiliana Dilma Rousseff, divenuta decreto legge lo scorso giugno: in 4 (per ora) carceri del Brasile ogni detenuto potrà leggere un libro al mese – letteratura, filosofia, scienza – e scriverne una relazione “con proprietà di linguaggio e accuratezza, dimostrando di averne compreso il valore e il senso”. In cambio: quattro giorni di sconto pena. Si fa presto il conto: 12 libri all’anno (per ora la legge prevede non più di un libro al mese) significano 48 giorni di libertà.
Dilma Rousseff  sa cosa significa stare in carcere: nella stagione dei generali ci rimase dal 1970 al ’73, dopo che, studentessa di familia borghese, era stata arrestata a San Paolo con l’accusa di appartenere ala guerriglia e torturata per tre settimane. Sa cosa significano il buio e l’abisso fisico e morale di un carcere, la necessità di riscatto e di redenzione. Come accendere una luce? Come far intravvedere una via d’uscita? Da qui l’idea. La lettura apre mondi sconfinati, può insegnare che anche l’odio può essere guarito, che è sempre possibile cambiare, che anche in una prigione possiamo essere liberi…
«Chiunque di loro avrà una visione più larga del mondo» hanno detto al ministero della Giustizia brasiliano.
E se provassimo ad applicarla  a noi stessi  - cosiddetti liberi – una legge di questo tipo?

Tratto da: http://annaconte.eu/2012/10/03/lettura-evasione-sconto-pena/

aprile 16, 2013

Pane del giorno


Più che del giorno, bisognerebbe dire della notte. Tra una cosa e un'altra, finisco sempre per infornare intorno alla mezzanotte: è un rito ormai. La lievitazione deve essere lunga, lunghissima, con la pasta madre. Senza esagerare, onde evitare sgonfiamenti di lievitazione o inacidimenti esagerati dell'impasto. In rete si trovano tutti i passaggi, le foto pre e post infornata, ingredienti e tecniche. Io faccio sempre tutto ad occhio. Lo so, sbaglio. In pasticceria, soprattutto, bisogna essere precisi al milligrammo; e così per la panificazione.
Però mi piace così: il risultato è sempre una sorpresa e i miglioramenti progressivi, correggendo gli errori che posso commettere.
Stasera ho formato 4 piccole baguettes integrali, preparate con farina bio dell'Ipercoop, avendo, purtroppo, finito tutte le farine speciali integrali di farro, frumento e segale comprate nelle Langhe, dal "Mulino Sobrino". Mi accontento di questa, aspettando nuovi acquisti.
In foto, i panini prima di essere messi, per un'ora, in forno preriscaldato a 50°,
per la seconda lievitazione.



Dopo un'ora, pronte per essere infornate

Panini sfornati e messi ad asciugare su griglia

Sbocciano i fiori

E' uscito il sole. Se regge per un po' e, soprattutto, se nei prossimi giorni non pioverà violentemente distruggendomi tutto, i fiori dei miei due alberelli per ora, il pruno e il ciliegio si trasformeranno(non tutti purtroppo) in frutti. A km 0 e rigorosamente bio visto che non li tocco né con concimi chimici né con pesticidi.



Quante prugne?
Saranno prugne? Facciamo un toto-prugno


Diventassero tutte ciliegie...
Le foto sono tratte (e ritoccate) da: http://instagram.com/biagio71#

aprile 14, 2013

Passeggiata nel centro di Torino

Andare per chiese. Nella propria città. Col sole e di domenica pomeriggio. E scoprire sempre tesori sconosciuti.
Una, progettata e costruita in gran parte da Guarino Guarini verso la fine del 1600; l'altra per opera di Ascanio Vitozzi e Amedeo di Castellamonte, sempre di epoca barocca.

Chiesa di San Lorenzo

Chiesa di San Lorenzo




http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Lorenzo_%28Torino%29



Basilica del Corpus Domini



http://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_del_Corpus_Domini


Approfondimenti: http://it.wikipedia.org/wiki/Torino


aprile 13, 2013

La felicità? Una sottrazione

Per molti di noi esiste un libro, uno solo, che durante l’adolescenza entra nei nostri pensieri e si incarica di rivelarci che la soluzione dei problemi non passa per una conquista ma per una rinuncia. Che la felicità non è un’addizione ma una sottrazione. 

Questa verità scomoda e sconvolgente si insedia nel nostro cervello con la potenza emotiva del racconto che l’ha trasmessa, e lì di solito fa la muffa per anni, in attesa di saltare fuori illesa, quando meno ce lo aspettiamo, per illuminarci il cammino…

Forse il più diffuso libro in materia è il Signore degli Anelli di Tolkien, dove l’impresa degli hobbit non consiste nel trovare un tesoro ma nel riuscire a liberarsene, gettandolo in un vulcano che simboleggia le forze oscure. Ma anche l’Italia ha saputo confezionare un piccolo gioiello sapienziale in forma di fiaba. Ne «La famosa invasione degli orsi in Sicilia» di Dino Buzzati si narrano le peripezie di un branco di orsi spinti a valle dalla fame. Conquisteranno la capitale del Granducato di Sicilia con forza e coraggio, ma gli agi del potere li trasformeranno in una Casta, attirando su di loro i vizi peggiori del materialismo umano. Flaccidi e debosciati, gli orsi arriveranno a coprirsi di pellicce e di ridicolo. Sul letto di morte il saggio re Leonzio li convincerà al grande passo indietro: «Tornate alle montagne, lasciate questa città dove avete trovato la ricchezza ma non la pace dell’animo… Sarà triste staccarvi da tante belle cose, lo so, ma dopo vi sentirete più contenti e diventerete anche più belli. Siamo ingrassati, amici miei, ecco la verità, abbiamo messo su pancia».

A scanso di equivoci, il benestante Buzzati non ha tessuto l’elogio del pauperismo. Come avrebbe potuto? Scrisse questa favola nel 1945, con davanti agli occhi le macerie e la miseria nera della guerra appena finita. Il suo è un messaggio più elevato, spirituale. E ricorda che a farci male non è il benessere necessario, ma il vizio, cioè il benessere esagerato.
Non è il giusto ma il troppo che inaridisce e involgarisce i cuori. Privarsene di propria volontà è l’atto più eroico che un essere umano possa compiere. Ogni tanto me ne dimentico. Ma ogni tanto me ne ricordo. Allora il mio pensiero corre agli orsi di Buzzati e alla meravigliosa maestra elementare che me li fece conoscere.

07/04/2013
Massimo Gramellini


La famosa invasione
degli orsi in Sicilia
di Dino Buzzati (1945) 

Buongiorno 13/03/2013


Cercansi lampadine

Massimo Gramellini
Un amico racconta che qualche tempo dopo la morte del nonno ha dovuto liberare la cantina del suo appartamento. Tra le altre cose ha trovato uno scatolone pieno di lampadine fulminate. Era accompagnato da un biglietto scritto a mano: «Casomai in futuro inventassero un sistema per ripararle».

Dietro certi aneddoti affiora un mondo. Pare di vederlo, quell’uomo, mentre accatasta oggetti inutilizzabili in un angolo della cantina con la speranza segreta che un giorno possano servire ancora: se non più a lui, a qualcuno della sua famiglia. C’è chi interpreterà il gesto del nonno come un rifiuto del consumismo o un afflato di tirchieria. Io al contrario vi sento la fiducia nel futuro. È lei che abbiamo perso, è lei che ci sorride nostalgica da questi quadretti del passato che ammorbidiscono i cuori perché sembrano celare una risposta possibile alle angosce presenti. L’Italia è uscita dalle macerie di una guerra mondiale grazie a persone che ragionavano così. Statisti che inseguivano obiettivi e non sondaggi, imprenditori che rinunciavano agli utili per tradurli in investimenti, banchieri che prestavano denaro senza passare subito all’incasso, famiglie che risparmiavano sui cappotti dei figli ma non sui loro studi. Milioni di appassionati della vita che coniugavano i verbi al futuro, pur sapendo che non lo avrebbero goduto ma soltanto propiziato. A chi, seduto su nuove macerie, si chiede da dove ripartire, mi verrebbe da indicare quello scatolone di lampadine bruciate.

da "La Stampa"

Buongiorno 10/04/2013

A posta cieca 

di Massimo Gramellini 


Gianpaolo è un grande brav’uomo con due figli, una moglie, un mutuo, una passione sconsiderata per il Toro. Da oltre vent’anni si alza alle cinque del mattino per andare a lavorare a «La Stampa». Uno dei suoi compiti è lo smistamento della posta. Ieri, arrivando al giornale, l’ho trovato nell’atrio con una pila di buste in grembo. Avevo lasciato a casa il badge e Gianpaolo si è offerto di aprirmi la porta della redazione con il suo, ma per farlo ha dovuto spostare la piramide di pacchetti su una mano sola. Operazione non facile, che ha eseguito con perizia da habitué, mentre mi intratteneva su temi delicatissimi come il contratto in scadenza del capitano granata. Quando ha finalmente appoggiato le buste, una in particolare ha attirato la sua attenzione. Era senza mittente, con i francobolli privi di timbro e i bordi parzialmente scollati. Rivelando un discreto sesto senso e un coraggio temerario, Gianpaolo ha preso una penna e ha aperto la busta un pezzetto alla volta. Conteneva un disco a cui erano appesi dei fili. Il resto è stato affare degli artificieri. Il disco non è scoppiato per puro miracolo: custodiva 48 grammi di polvere pirica, quanti ne sarebbero bastati per fargli perdere un occhio o una mano.

Viviamo tempi di rancori accumulati e poi sparati alla cieca verso obiettivi indefiniti o simbolici. Perciò vorrei chiarire una cosa che sembrerebbe ovvia, ma evidentemente non lo è: se il pacco bomba fosse esploso, non avrebbe colpito il Sistema o la Casta. Avrebbe colpito Gianpaolo, un grande brav’uomo con due figli, una moglie e un mutuo, che da oltre vent’anni si alza alle cinque del mattino per andare a lavorare.

da "La Stampa"

Ognuno è responsabile delle proprie azioni


aprile 11, 2013

Genio

Vergognamoci subito.
Questo ragazzo newyorkese di 17 anni sa parlare 20 lingue.
Questa la lista degli idiomi citati cronologicamente in circa 15 minuti di video:
English, French, Hausa, Wolof, Russian, German, Yiddish, Hebrew, Arabic, Pashto, Farsi, Chinese, Italian, Turkish, Indonesian, Dutch, Xhosa, Swahili, Hindi, Ojibwe.
 L'italiano è pronunciato dopo il nono minuto.
Tantissima stima per Timothy Doner e le sue straordinarie capacità mentali.



aprile 03, 2013

Museo Egizio di Torino

Visita odierna presso il Museo Egizio di Torino. Il secondo per importanza più grande del mondo dopo quello de Il Cairo.


http://www.museoegizio.it/pages/storia.jsp

http://it.wikipedia.org/wiki/Museo_egizio_%28Torino%29






Alla base dei sarcofagi, sono poste delle ampolle colme di quel sale utilizzato per l'imbalsamazione: il natron (carbonato idrato di sodio). Deriva il suo nome dalla parola egizia del sale "Ntry", che significa puro, divino, aggettivazione di "Ntr" che significa dio. Il simbolo del sodio (Na) deriva dal nome latino del "natrium". Il nome latino "natrium" deriva poi dal greco nítron, che a sua volta derivava dal nome egizio. La sostanza ha dato il nome all'antico luogo estrattivo, Wadi el-Natrun, un lago quasi asciutto in Egitto che conteneva elevate quantità di carbonato di sodio (Na2CO3).
Le interiora venivano essiccate in questo modo.
Talvolta si iniettava attraverso il retto la soda caustica per bruciare gli organi interni.
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La magica illuminazione scenografica del pluripremiato agli Oscars http://it.wikipedia.org/wiki/Dante_Ferretti




http://www.museoegizio.it/pages/dea_sekhmet.jsp





http://www.museoegizio.it/pages/thutmosi_terzo.jsp

Statua di Sethi II










http://www.museoegizio.it/pages/ramessee.jsp


http://www.museoegizio.it/pages/sfinge.jsp































http://www.museoegizio.it/pages/merit2.jsp

http://www.museoegizio.it/pages/merit2.jsp

































Appunti:
Vasi canopi: vasi contenenti le interiora
Sarcofagi: 3 sorelle Gatto, Topolina e Buonanno nomi delle 3 sorelle, con padre sacerdote,
Sarcofagi con forme di un umano
Scarabei del cuore: il cuore era considerato la sede della coscienza, infatti era pesato davanti ad Osiride Amuleti: erano usati per proteggere il corpo del defunto e venivano posti tra le bende in corrispondenza di determinate parti del corpo (spesso, il cuore).
Sarcofagi antropoidi con forme umane.
Canopi a nome di Horteb: con coperchi a testa dei 4 figli di Horus.
Imbalsamazione: lavaggio con sale minerale e organi trattati separatamente
Ushabiti: statue funerarie. http://it.m.wikipedia.org/wiki/Ushabti
Visto il modello in scala della tomba da Nefertari: fu realizzato poco dopo la scoperta nel 1904 di e.Schiaparelli.
Libro dei morti di Kha: il libro dei morti era una sorta di guida attraverso l'aldilà.
Dea Sekhmet faraone Thutmosi III, faraone Sethi II, Tempio di Ellesija scavato nel deserto dedicato da Thutmosi.
Copia della stele di Rosetta.