agosto 06, 2012

Près de Naples la jolie

Nella vita capita, a volte, di incontrare persone interessanti e colte che ti stimolano ad approfondire un argomento sconosciuto (alimentadolo con una buona dose di leggerezza ed ironia), raccontato senza ostentazione, una sera, seduto su una via di passaggio in vacanza.
È il caso di Franco, un mio amico napoletano che incontro ormai da anni,
ogni estate, qui a Sitges. L'altra sera mi ha parlato di una nobildonna che aprì, grazie alle sue conoscenze altolocate nel Clero, un ospedale detto "Degli incurabili", ancora oggi esistente, a Napoli. Sembra, infatti, che in seguito alla guarigione della gamba, compromessa irrimediabimente da un'artrite reumatoide, dopo il pellegrinaggio al santuario della Santa Casa di Loreto, la benefattrice fece il voto di aiutare gli infermi, quei malati "incurabili" appunto, abbandonati al loro destino senza aiuto, infetti e considerati immondi e che nessuno voleva toccare. La religiosa, tal Maria Lorenza Longo, chiusasi in clausura negli ultimi anni della sua vita, ebbe l'ausilio proprio di ex prostitute le quali, guarite dalla sifilide, e quindi non più contagiabili, svolsero mansioni infermieristiche nel nascente complesso ospedaliero.
L'episodio mi ha fatto riflettere su come infondo, nella giostra umana delle ingiustizie, ci sia sempre un filo di speranza per gli emarginati, i diseredati e gli ultimi della società, i quali possono salvarsi solo aiutandosi e solidarizzando a vicenda per sopravvivere e non morire abbandonati a loro stessi come topi di fogna.
Dopo aver consultato velocemente Wikipedia, mi è venuta l'irrefrenabile voglia di visitarlo; tra le tante rilevanti testimonianze storiche presenti nella struttura monumentale, sfortunatamente non inserita nei consueti itinerari turistici della città, si trova anche una farmacia, ristrutturata nel '700, con quattrocento vasi in maiolica posti su un'originale scaffalatura lignea.
Sarà lo spunto di un viaggio alternativo, non appena avrò occasione di visitare nuovamente Napoli?

Approfondimenti:

- http://it.wikipedia.org/wiki/Complesso_degli_Incurabili
- http://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Lorenza_Longo

agosto 04, 2012

Indimenticabile Marilyn

Sessant'anni fa, il 5 agosto 1962, moriva un mito.
Creata dalla macchina infernale dello star system hollywoodiano, che tutto trita senza alcun rispetto, Marilyn Monroe, al secolo "Norma Jean Baker" (così fu battezzata), era già diventata una leggenda alla sua originaria apparizione, prima della definitiva trasformazione che la consacrerà nell'olimpo delle stelle del cinema: nuda e distesa su un drappo rosso in una foto per il calendario della fabbrica di paracaduti nella quale lavorava quando fu scoperta.
Sposa tre uomini: uno troppo giovane, uno troppo vecchio e uno troppo impegnato. Jim Doegherty, dal quale si separerà poco dopo il matrimonio-lampo a Las Vegas; il secondo, lo scrittore Arthur Miller e, infine, il famoso giocatore di baseball, Joe Di Maggio, più una schiera di amanti più o meno ufficiali, non sono riusciti a dare quell'amore che l'incarnazione stessa dell'eros bulimicamente bramava. Nessuno la comprendeva sul serio o le dava le attenzioni che si aspettava di meritare e ricevere. Di certo una creatura difficile da accontentare, dall'incolmabile e profondo bisogno di affetto a causa, probabilmente, di un'adolescenza turbolenta e solitaria, vissuta tra una madre pazza e padre ignoto. "Voglio solo essere meravigliosa", scrisse una sera su un bigliettino, prima di morire.
Nelle fantasie di Marilyn bambina, il papà aveva le fattezze di Clark Gable, l'affascinante protagonista di "Via col vento" col quale recitò a fianco in "The Misfits" (Gli spostati). Altre dive entrate nella storia sono state usate, sfruttate e hanno subito una trasformazione straordinaria da Hollywood (Greta Garbo, Marlene Dietrich, Jean Harlow...), ma nessuna, così fragile, ne ha pagato le
conseguenze con la vita.
Spesso è stato sottovalutato il suo talento proprio perché catalogata come attrice svampita per commediole leggere come "The seven's year itch" (Quando la
moglie è in vacanza) o "How to Marry a Millionaire" (Come sposare un milionario). Eppure memorabili sono i film in cui spicca maggiormente il suo lato drammatico: "Don't bother to knock" (La tua bocca brucia), "Niagara", "Bus stop (Fermata d'autobus) e, al fianco di Laurence Olivier, "The Prince and the Showgirl" (Il principe e la ballerina) . La sua voce era incantevole e il suo vibrato era sensuale ed unico, come emerge di film in cui canta, su tutti: "Gentlemen prefer blondes" (Gli uomini preferiscono le bionde), "Some like it hot" (A qualcuno piace caldo) e "Let's make love" (Facciamo l'amore). Eppure tutto è passato, e passa, in secondo piano davanti alla sua prorompete e prepotente bellezza. I canoni classici, le forme da pin-up tanto di moda all'epoca e divenute sinonimo stesso di perfezione, 90-60-90, la costruzione del personaggio biondo platino e rossetto rosso, aspetti questi che in qualche modo riassumevano tutte le dive del passato che l'hanno preceduta, la resero icona immortale, destrutturata e smaterializzata nell'opera d'arte di Andy Warhol. È davanti alla macchina fotografica, però, che ha dato il meglio di sé. Non credo che nessun altra persona al mondo sia stata fotografata così tanto. Basta fare un "Google immagini" per rendersene subito conto. La spontanea naturalezza con la quale si impossessava dell'obiettivo e il suo eterno sorriso, raggiante, voluttuoso, seducente, spumeggiante, mai volgare, hanno ammaliato e fatto sognare intere generazioni. Tra le migliaia di fotografie, ritagli di giornale, immagini raccolte online, è impossibile sceglierne solo una.