marzo 31, 2011

Ciak, si mangia! N° 0



Ieri sera la Cena di Gala n° 0 "Ciak, si mangia!" ideata da me e dal mio collega Alessandro Ricci. Come promesso dal preside, potremo organizzarne altre liberamente.
Ci tenevo molto. Da anni cercavo di realizzare un evento di questo tipo. E mi piacerebbe allargare l'argomento alla normale lezione. Probabilmente potrò farlo quando, con la messa a punto della nuova riforma Gelmini, mi verranno assegnate anche le quarte e le quinte. Questo aspetto monografico relativo alle connessioni tra cucina, sala, bar, servizio ("Camerierato", si può dire così?), galateo, enologia e cinema è la mia passione da molti anni, ancora non sopita, proprio perché non ancora espressa ai massimi livelli e, quindi,esaurita.
Masterpiece della serata un video (confezionato con l'ausilio prezioso di mio fratello Maurizio) diviso in due parti (DVD 1 e 2) con scene tratte da film a tema culinario-alimentaristico-nutrizionistico o con clip estrapolate da film di tutt'altra natura, ma efficaci per la loro intensità espressiva, relativamente all'argomento trattato.
Per questo primo lavoro ho scelto l'ordine cronologico, partendo da uno dei 10 primissimi cortometraggi dei fratelli Lumière proiettati nel 1895 "Le repas du bébé", passando per "Sorcellerie culinaire" di George Meliès, "Pranzo di Gala" con gli indimenticabili Stanlio e Ollio, "La febbre dell'oro" e "Tempi moderni" di Charlie Chaplin; pezzi rari insomma, come "La regina Cristina" e "La signora delle camelie" interpretati dalla divina Greta Garbo, ma anche tanto Totò: "Miseria e nobiltà", accompagnato da Peppino De Filippo, imprescindibile sua spalla in molti film, in "Totò, Peppino e la dolce vita" o nel fantastico "Totò, Peppino e i fuorilegge" nel quale si aggiunge l'apporto decisivo dell'attrice che considero la migliore caratterista del Novecento, Titina De Filippo.
E ancora "Dracula", "Intervista col vampiro", "Gosford Park", "Quel che resta del giorno", "L'ultima eclissi". Tutti i generi dunque, compresi i cartoni animati: "Lilli e il vagabondo" e "Ratatouille" chiudono, per modo di dire, il primo collage che è un work in progress a tutti gli effetti. Il tema del cibo, d'altronde, è un topic decisivo, fondametale, insostituibile dell'uomo, quindi delle storie raccontate nei film, cioè del cinema in generale. Ho scavato in una cinquantina di film circa per questa occasione, ma sono sicuro che concentrandomi meglio potrò trovarne altrettanti per la seconda cena! Ad Maiora.


























































































Sequenza completa:
-Le repas du bébé (1895, Fratelli Lumière)
- Sorcellerie culinaire (1904, George Méliès)
- Febbre dell’oro (1925, Charlie Chaplin)
- From soup to nuts (Pranzo di gala) (1928, Edgard Kennedy)
- La regina Cristina (1933, Rouben Mamoulian)
- Tempi moderni (1936, Charlie Chaplin)
- Marguerite Gauthier (1936, George Cukor)
- Via col vento (1939, Victor Fleming)
- Perdutamente (1946, Jean Negulesco)
- Ladri di biciclette (1948, Vittorio De Sica)
- Nodo alla gola (1948, Alfred Hitchcock)
- Eva contro Eva (1950, Joseph L. Mankiewicz)
- Miseria e nobiltà (1954, Mario Mattòli)
- Un americano a Roma (1954, Stefano Vanzina)
- Lilli e il vagabondo (1955, Clyde Geronimi, Wilfred Jackson e Hamilton Luske)
- Totò, Peppino e i fuorilegge (1956, Camillo Mastrocinque)
- Improvvisamente l’estate scorsa (1959, Joseph L. Mankiewicz)
- Totò e la dolcevita (1961, Sergio Corbucci)
- Colazione da Tiffany (1961, Blake Edwards)
- Che fine ha fatto Baby Jane? (1962, Robert Aldrich)
- Il Gattopardo (1963, Luchino Visconti)
- Piano, piano dolce Carlotta (1964, Robert Aldrich)
- Roma (1972, Federico Fellini)
- Film d’amore e d’anarchia (1973, Lina Wertmüller)
- La grande abbuffata (1973, Marco Ferreri)
- Assassinio sull’Orient Express (1974, Sidney Lumet)
- Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974, Lina Wertmüller)
- Delitto sotto il sole (1982, Guy Hamilton)
- Donne sull’orlo di una crisi di nervi (1988, Pedro Almodóvar)
- La guerra dei roses (1989, Danny De Vito)
- Il tè nel deserto (1990, Bernardo Bertolucci)
- Dracula (1992, Francis Ford Coppola)
- Quel che resta del giorno (1993, James Ivory)
- Intervista col vampiro (1994, Neil Jordan)
- Ultima eclissi (1995, Taylor Hackford)
- Titanic (1997, James Cameron)
- La vita è bella (1997, Roberto Benigni)
- Vatel (2000, Roland Joffé)
-Incantesimo napoletano (2002, Paolo Genovese e Luca Miniero)
- Il signore degli anelli- Il ritorno del Re (2003, Peter Jackson)
- La finestra di fronte (2003, Ferzan Özpetek)
- Marie Antoinette (2006, Sofia Coppola)
- Ratatouille (2007, Brad Bird)
- Mine vaganti (2010, Ferzan Özpetek)


https://www.youtube.com/watch?v=C4nhNMdg07s



marzo 17, 2011

150 anni a Torino





































































































































































































La curiosità era troppo forte e sono uscito. Sfidando l’imprevedibilità di una giornata che pur dalle premesse si presentava come una vittoria annunciata di partecipazione popolare. Fin dalle preparazioni cittadine dei giorni precedenti, dalle bandiere sui balconi, dai manifesti che tappezzavano la città, si capiva che il capoluogo piemontese si preparava a celebrazioni in grande stile. Perfino Gramellini l'aveva sottolineato da Fazio a "Che tempo che fa", più o meno così: "Le strade di Torino sono piene di bandiere, poi arrivi a Roma e non ne vedi manco una". Sarà stato il senso di appartenenza ritrovato o il sentirsi abitanti privilegiati di una città che fu il primo capoluogo del Belpaese, ma giovedì scorso, 17 marzo, data che da lì in avanti celebrerà l'unità d'Italia ogni anno, le strade erano gremite. I torinesi si erano riversati in massa nel centro. Che mi ricordi io non ho mai visto una marea umana così immensa e festosa. Tricolore ovunque e Inno di Mameli a loop in via Roma. Danze, musica, slogan, sfilate e, ovviamente, lo sfruttamento commerciale. Ma era bello anche quello. Tutte le vetrine dei negozi erano a tema, dalla pasticceria alla boutique, nessuno esente.
Il sentimento unitario è stato davvero forte, tenendo conto che proprio in quei giorni, eventi di portata catastrofica in Giappone, terremoto-tsunami-rischio esplosione nucleare, avevano inesorabilmente monopolizzato l'attenzione, il clima politico nazionale non era proprio dei più edificanti e di fatto non poneva le giuste basi per la riuscita della festa. La visita del Presidente della Repubblica è iniziata venerdì in tarda mattinata e già i primi disagi si sono fatti sentire. Complice una tiepida giornata che annunciava l’arrivo della primavera, ho deciso di non prendere l’auto, come faccio di solito, ma di preferire i mezzi pubblici. Dopo la lezione col prof. Sinigaglia, ho preso il tram n. 16 per raggiungere la scuola, ed ecco il primo intoppo!, dopo poche fermate, senza alcuna giustificazione plausibile, l’autista ci ha fatto scendere d’imperio. Solo le pressanti richieste di chiarimento di alcuni passeggeri hanno costretto il conducente a replicare con un laconico, quanto inutile, “Chiedetelo alla Gtt”. Tra gli umori surriscaldatisi per il disagio, un signore cercava una spiegazione ad alta voce: “E’ per via di Napolitano!”. Insofferente, ho risposto io in maniera totalmente sconclusionata: “Sì, ho capito, ma mica prende il tram!”. Per farla breve ho cambiato tre mezzi, mi sono perso, ho fatto un pezzo inutile a piedi essendo sceso alla fermata sbagliata, ho scambiato quattro chiacchiere con una signora arrabbiata col Presidente: “Non è possibile; venire a visitare la città in un giorno lavorativo e bloccare tutta la città! La gente lavora…”. Dalla disperazione e dalla paura di arrivare in ritardo sul lavoro stavo quasi prendendo la metropolitana per due fermate. Non era proprio la giornata giusta per abbandonare l’utilizzo dell’automobile. Tuttavia il capo di Stato è stato accolto da ovazioni unanimi e ha ben rappresentato lo spirito unitario di quei giorni in visita qui. Non è andata altrettanto bene al primo ministro Berlusconi che ha avuto un’accoglienza tutt’altro che amorevole davanti all’hotel Principi di Piemonte, sede della presentazione del candidato del pdl al comune di Torino per le prossime consultazioni elettorali.

Detto questo, vorrei fare alcune considerazioni sugli aspetti negativi che sono emersi durante le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Finalmente sbandierare il tricolore, intonare l’Inno e sentirsi appartenere alla stessa nazione non riguardavano solo le olimpiadi o i mondiali di calcio rendendoci simili a tifosi esaltati del terzo mondo. Non voglio, con questo, fare l’entusiasta a tutti i costi o il nazionalista dell’ultima ora, però ho trovato del tutto fuori luogo l’atteggiamento degli esponenti della Lega Nord che non intonavano l’Inno o che abbandonavano i vari consessi istituzionali. Ho mal sopportato quel certo revisionismo sul Risorgimento fatto da Garibaldi (era la prima volta che in vita mia lo sentivo), sulla desacralizzazione dei personaggi mitici di quel periodo, sulla minimizzazione della volontà dei popoli del nord e del sud dell’epoca di unirsi e che sarebbero stati eccessivamente costretti a farlo, anche da altre nazioni europee, che avrebbero spinto e foraggiato Garibaldi e i suoi mercenari all’eroica impresa avendo interessi, ad esempio l’Inghilterra, a sottrarre le terre e ad affievolire il potere del Vaticano. Sorvolando sulle migliaia di persone, spesso ragazzi giovanissimi, morti per un’ineluttabile e fatale Unità che rende, tutt’oggi, grande il nostro paese nel mondo. Nessuno lo dice: noi italiani abbiamo pochissima autostima di noi stessi, tranne poi essere un popolo insopportabilmente presuntuoso. Da questo punto di vista guardo favorevolmente e prenderei ad esempio quello francese che non perde tempo di dire a tutto il mondo e di dimostrare tutti i propri aspetti che lo rendono grande.

Probabilmente bisognava aspettarsi che alcune stimoli separatistici avrebbero inevitabilmente, se non rovinato, di certo “sporcato” la festa. Anche questa, però, è la nostra marca distintiva…